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PREMESSA:
– Le presenti linee guida sono redatte avendo a riferimento il “Protocollo di regolamentazione delle misure per il
contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 in relazione allo svolgimento in sicurezza delle strutture
ricettive” emanato dalla Regione Emilia-Romagna in data 16/05/2020.
– Il seguente protocollo si integra al “Protocollo di sicurezza di SpazioTu” in vigore dal 03/05/2020
– Il “Protocollo di sicurezza di SpazioTu” ed i dépliant informativi sono esposti presso la nostra struttura.

DISPOSIZIONI:

  • Per poter garantire la distanza di sicurezza la sala conferenze può contenere un massimo di 30 pax
  • La sala verrà preparata dagli addetti di SpazioTu con cartelli informati e, inoltre, le postazioni saranno predisposte rispettando la dovuta distanza di sicurezza.
    E’ assolutamente vietato spostare le sedie
  • Al fine di garantire la rintracciabilità nell’eventualità di casi positivi al COVID-19 il relatore/organizzatore dell‘evento si impegna a fornire il numero e i nominativi di tutti i partecipanti e di consegnare l’elenco a SpazioTu entro e non oltre la fune dell’evento.
    Verranno assegnati i posti numerati in maniera univoca.
  • L’organizzatore dell’evento ha l’obbligo di accertarsi che i partecipanti non abbiano sintomi e che nelle due settimane antecedenti non siano stati a contatto con casi positivi al COVID-19.
  • All’interno della sala, come negli altri ambienti comuni, è obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro tra una persona ed un’altra.
    La distanza dovrà essere rispettata anche durante l’accesso e il deflusso.
  • E‘ obbligatorio tenere la mascherina sia all’interno della sala che per l‘accesso ed il deflusso.
    Il relatore, rispettando la distanza dei 2 metri predisposta tra la sua postazione e la platea, ha la possibilità di non indossare la mascherina durante il proprio intervento.
  • Gli utilizzatori troveranno a loro disposizione il gel alcolico disinfettante.
  • Sarà predisposto, tramite appositi cartelli, una percorso per l’accesso ed uno differente per il deflusso
  • Ove possibile bisogna evitare l’uso promiscuo di microfoni, mouse, tastiere, telecomandi, etc.
    In caso di utilizzo è obbligatorio segnalarlo allo staff di SpazioTu che provvederà a disinfettare gli oggetti utilizzati.
  • La sala verrà igienizzata dopo ogni utilizzo


Seeee e chi lavora più?

  • Nei negozi di arredamento e design è in arrivo una nuova tipologia di scrivania
  • Si chiama Chaise Renversée  e l’ha creata un architetto francese
  • Si tratta di un tavolo da lavoro molto semplice
  • Se lo si gira di lato, diventa una comoda sdraio
  • Forse non stimola granché la produttività

 

 
 

Il lockdown e la pandemia di Coronavirus ci hanno insegnato lo smart working: qualcosa che era solo appannaggio di pochi fino a poco tempo fa in Italia ora ci viene additato come la giusta modalità lavorativa per il futuro. In parole povere, lo smart working (letteralmente, lavoro intelligente) è il lavoro da casa che si svolge in remoto tramite l’uso del pc.

Lavorando da casa si risparmiano le spese di spostamento e si evita lo stress delle corse nel traffico. Per chi ha famiglia, permette di gestire i vari impegni con maggiore agilità. Secondo molti, aumenta l’efficienza e la produttività dell’impiegato. Ovviamente, per lavorare da casa bisogna anche attrezzarsi: quanto meno è necessaria una robusta scrivania per il computer, o per gestire tutte le scartoffie del caso.

 

Chi non ha mai praticato lo smart working sulle prime avrà potuto trovarsi un po’ in difetto con il mobilio casalingo. Adesso però è in arrivo la soluzione ideale per tutti, specie per chi non ha molto spazio in casa. L’architetto francese Pierre-Louis Gerlier ha infatti creato un pezzo di arredamento che si chiama Chaise Renversée, ovvero “sedia a testa in giù”. Che nome buffo, vero? Ma cela un’idea diabolicamente geniale.

 

La scrivania per chi non vuole una scrivania

Il design scelto da Gerlier è molto spartano, pure troppo. Comunque ha il pregio di adattarsi ad ogni tipo di arredo. Come lo stesso architetto dice, la Chaise Renversée è la scrivania per chi non vuole una scrivania. Solida e robusta, è un perfetto piano d’appoggio per chi lavora con il computer. Una volta terminati i propri compiti, il lavoratore esausto può rimuovere ciò che c’è sul piano del tavolo, girarlo lateralmente e… sdraiarsi comodamente.

 

 

Occhio: abbiamo detto DOPO aver finito di lavorare. Il pericolo che si corre è che venga il desiderio di schiacciare un pisolino anche in pieno orario lavorativo. Potresti dire che non c’è bisogno di avere la Chaise Renversée, basta il divano. Ok ma questa è comunque una tentazione in più. Ancora non si sa il costo per questo pezzo di design: basta che per acquistarlo uno non debba dare fondo a tutto il suo stipendio.

 

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FONTE: Commenti Memorabili (https://www.commentimemorabili.it/scrivania-diventa-sdraio/?fbclid=IwAR30A7Ja_k87_ddtbkMQ93vM8BcHXa-2q1ciMpws2El1yrbNszSIVxtMg24)

In questo momento, oseremmo dire, storico e così particolare da sembrare ancora incredibile agli occhi di chi lo sta vivendo, abbiamo tutti, purtroppo, dovuto prendere atto della difficoltà economica che ha colpito la maggior parte delle aziende italiane.
Vista quindi la delicata situazione abbiamo deciso di sospendere il canone di affitto a tutti i nostri “coworkers” (chiamiamo così gli imprenditori all’interno della nostra community) a partire dall’ordinanza di lockdown del 23 marzo 2020 fino allo sblocco della quarantena.
Un’azione che sicuramente ci è costata a livello imprenditoriale ma che vuole essere un segno di vicinanza nei confronti della community senza la quale non esisteremmo.
Qualche settimana fa, per questo motivo, il Corriere di Romagna ci ha intervistati dedicandoci un articolo nella sezione di Rimini.

Insieme siamo più forti, #youllneverworkalone

Tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della Salute e di quanto riportato nel documento “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14/03/2020 ed integrato con i vari provvedimenti successivi, di seguito si riportano per punti le ulteriori misure di contrasto e contenimento adottate da SpazioTu di H.B. Cattolica srl.
In ogni civico aziendale sono presenti cartelli segnalatori e dépliant con le prescrizioni dell’ Autorità (Misure igienico sanitarie a seguito del DPCM del 04/03/2020 del Ministero della Salute);

1. INFORMAZIONE:
· È fatto obbligo ad ogni coworker di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37,5°C) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e/o l’autorità sanitaria;

2. MODALITA’ DI INGRESSO AL COWORKING
· L’accesso e la permanenza negli spazi comuni di SpazioTu sarà consentito solo indossando la mascherina protettiva (mentre è raccomandato l’utilizzo dei guanti) e mantenendo la distanza di sicurezza di 1mt fra le persone.
· Le porte di ingresso saranno aperte secondo i normali orari di segreteria (8.30 – 18.30 Lun/Ven) ma tutti i coworker potranno accedere al proprio box privato tramite badge in qualsiasi orario, in totale autonomia.

3. ACCESSO AL PUBBLICO ESTERNO/MODALITA’ DI CONSEGNA DELLA POSTA
· SpazioTu al fine di evitare assembramenti adotterà comportamenti atti a calmierare l’accesso del pubblico esterno. La permanenza delle persone nelle zone di transito e nelle aree comuni dovrà essere limitata allo stretto necessario e sempre indossando la mascherina protettiva.
· I fattorini dei servizi postali non consegneranno più i pacchi direttamente in reception ma li lasceranno nell’apposito spazio creato al civico 123.

4. PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA
· La pulizia e la sanificazione degli ambienti comuni vengono effettuati da ditte specializzate e dal personale di SpazioTu, dotato di: disinfettante, guanti e mascherina

5. PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI
· Al civico 123 (ma a disposizione anche degli altri civici) è garantita la presenza di detergenti disinfettanti per le mani e per le superfici.
Protocollo Coronavirus SpazioTu 04052020 2
· Si richiede ad ogni coworker di lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzione alcolica disinfettante e di sanificare le superfici con cui entra maggiormente a contatto;
· Per l’utilizzo della stampante e del distributore automatico è obbligatorio l’utilizzo dei guanti.

6. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
· La nostra è una realtà in cui ogni coworker ha il proprio box privato, in perfetto isolamento, e lavora in totale indipendenza e sicurezza. All’interno del box ufficio il rispetto delle normative è demandato ai coworker stessi. · Per quanto riguarda gli spazi comuni (bar e zona lounge) è necessario mantenere la distanza di almeno 1 metro tra le persone e di indossare la mascherina.

7. GESTIONE SPAZI COMUNI E SALE
· A mero scopo cautelativo la sala conferenza e la sala riunioni saranno tenute chiuse al pubblico esterno fino a data da destinarsi.
· Il loro eventuale utilizzo da parte dei coworker sarà consentito (a capacità ridotta) solo quando queste fossero funzionali a garantire la sicurezza dei clienti ospiti.
· L’accesso al bar è consentito per un massimo di 2 persone alla volta.
· Servizio di stampante regolarmente attivo nella zona lounge fruibile solo con l’utilizzo di guanti.
· Sono sospesi i servizi di Membership e di utilizzo di postazioni condivise.

8. ORGANIZZAZIONE AZIENDALE DIPENDENTI DI SPAZIOTU
· I nostri dipendenti adottano tutti i presidi di sicurezza necessari (mascherina, guanti, pulizia e sanificazione del proprio banco di lavoro al cambio turno) e lavorano a turnazione senza sovrapposizione di orario, anch’essi in ufficio isolato schermato da vetro e utilizzando email e telefono come mezzo di contatto con i coworker.

9. GESTIONE ENTRATA DEI COWORKER
· Prima di accedere a SpazioTu è fatto obbligo a chiunque di dichiarare la presenza di eventuali condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio, contatto diretto con persone dichiarate ufficialmente positive al virus nei 14 giorni precedenti, ecc.) per le quali le Autorità hanno imposto di rimanere presso il proprio domicilio, informando il medico di famiglia, l’Autorità sanitaria e lo Staff di SpazioTu (tramite a info@spaziotu.com mail o telefono +39 331 8851434 ).

10. SPOSTAMENTI INTERNI
· Gli spostamenti all’interno di SpazioTu devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali;

Quello che stiamo vivendo sarà il più grande esperimento del mondo di smart working. Lo ha detto Bloomberg, lo confermano gli esperti. «Superata la paura del Coronavirus, resterà una lezione per le aziende: il telelavoro ha grandi vantaggi e sarà adottato sempre più». Domenico De Masi è un attento osservatore della nostra società. Professore emerito di Sociologia del lavoro all’università La Sapienza di Roma, 82 anni, pioniere e visionario, è stato il primo in Italia a credere nel telelavoro. Trent’anni fa ha fondato la Società Italiana Telelavoro (Sit), senza scopo di lucro. Era convinto che il fenomeno partisse subito, invece il nulla. Poi è arrivato Internet. E ancora nulla. O meglio:

«GRAZIE ALLA RETE, TUTTI TELELAVORIAMO IN VACANZA, SUI TRENI, NEL TEMPO LIBERO. MA NON LO USIAMO COME DIRITTO».

De Masi si è battuto per far approvare una serie di leggi, togliere gli intoppi burocratici, progredire. Sono passati molti anni dalle sue prime battaglie. Il telelavoro è diventato smart working, e oggi c’è un Osservatorio del Politecnico di Milano che lo studia e lo osserva («Ma sei anni fa quando siamo partiti ci guardavano come alieni» commenta l’ufficio stampa). L’Italia ha una legge tra le più avanzate in Europa (legge 81 del 2017). Gli smartworker, ossia quei lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, sono ormai circa 570mila. Diffuso soprattutto nelle grandi aziende (è una realtà nel 58% dei casi), il lavoro agile piace e conquista tutti. Il 76% degli smartworker è soddisfatto. «Su centinaia di migliaia di telelavoratori, dopo tre mesi di prova, nessuno ha voluto tornare indietro» commenta De Masi.

Partiamo da una sua definizione. Telelavoro significa?

«Lavorare da ovunque»

La filosofia alla base?

«Da un’organizzazione di processo, in cui io capo controllo te dipendente in ogni momento, si deve passare a un’organizzazione di obiettivo, in cui si valutano i risultati. Hai un lavoro da portare a termine entro un tempo stabilito. Che tu lo faccia a casa, al bar, di notte o all’alba o aiutato da qualcuno, a me non deve interessare. Eppure l’Italia resta indietro rispetto all’Europa».

Perché in Italia non attacca?

«Primo: perché c’è una resistenza patologica al cambiamento. Secondo: per quella che io chiamo la Sindrome di Clinton. I capi vogliono avere i loro dipendenti a portata di mano, così come Clinton voleva avere la sua stagista nella porta a fianco. È una sorta di erotismo che prescinde dall’erotismo vero e proprio. Se gli togli il dipendente sottomano, il capo si sente depauperato».

Cosa succederà secondo lei?

«Abbiamo bisogno delle “pestilenze” per capire i numerosi vantaggi del telelavoro che conosciamo tutti benissimo».

Facciamo un ripasso. I vantaggi per il lavoratore?

«Risparmio di tempo (c’è chi butta via due ore di viaggio ogni giorno), risparmio di soldi (benzina, biglietti di treni, aerei, metro). Risparmio del pericolo di incidenti lungo il percorso. Più tempo per se stessi, per famiglia, amici, vicini di casa. Si decide dei propri orari, si conciliano interessi e propensioni. Si lavora in autonomia, per risultati».

Aumenta anche la produttività?

«Sì. È scientificamente dimostrato. Uno studio del 2015 dell’Università di Stanford ha rivelato che la produttività tra i dipendenti dell’agenzia di viaggi cinese Ctrip era aumentata del 13% con il telelavoro. In Italia secondo le mie stime, si resta in ufficio over time almeno due ore in più al giorno. E non sono retribuite. In Germania alle 17 sono tutti fuori ufficio. Lavorano 1.400 ore l’anno. In Italia lavoriamo 1.800 ore l’anno. Una follia. La cosa interessante è che lavorando 1.400 ore hanno una produttività maggiore del 22%. Perché avere molto tempo per lavorare rilassa, tutto diventa più tranquillo, si va al bar, non si lavora in modo organizzato. Ma c’è anche qualcosa di più romantico…».

Cosa?

«Ero un amico personale di Sartre. Che non avrebbe mai scritto tutto quello che ha scritto se avesse lavorato chiuso in un ufficio. Lavorava dal Cafè de Flore a Parigi, vedeva ogni giorno facce diverse e la sua produttività era al massimo».

Vantaggi per le aziende?

«Il posto di lavoro costa. Spazio, affitti, mobili, riscaldamento. Chi adotta il telelavoro ha meno costi. Personalmente ho eliminato l’ufficio e risparmiato 10mila euro al mese. Si riduce anche la conflittualità tra le persone. Si inducono i capi a organizzarsi per obiettivo: e questo è un enorme passo avanti. Poi ci sono i vantaggi per la comunità…».

Quali?

«MENO INQUINAMENTO, MENO RUMORE, MENO TRAFFICO, MENO SPESE PER LE MANUTENZIONI STRADALI. CI GUADAGNANO TUTTI».

«Non c’è un motivo valido per non accettare il telelavoro se non che siamo così assuefatti a questo modo di lavorare e a fare chilometri per recarci in ufficio che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile. Poi ci sono attrattive: l’azienda è anche un luogo erotico, è un diversivo rispetto alla famiglia e non c’è dubbio».

Ma il telelavoro è per tutti? C’è chi dice che la gente a casa si deprime o vive isolata…

«Si tratta di riorganizzarci, facendo combaciare la vita con il lavoro: ora sono due cose separate. Si va in un quartiere per lavorare e si torna in un altro quartiere per dormire. Finiamo per essere estranei in entrambi i quartieri. Mezza città è vuota di giorno e mezza di notte. Spese doppie e proliferazione dei costi. Se invece abbiamo un solo quartiere per casa e lavoro, ci radichiamo e finiamo per esserne parte integrante. Nascono nuovi rapporti con le persone del quartiere e si rivitalizzano le zone morte».

E le pause caffè, le chiacchiere alla macchinetta, il contatto umano?

«Personalmente esco a pranzo e a cena con i miei collaboratori. decido di vederli spesso e quando voglio. e loro fanno la stessa cosa con me».

Tutti i lavori sono telelavorabili?

«Sì, nel 70% dei casi. In Italia su 23 milioni di lavoratori, il 70% sono impiegati, manager, dirigenti, professionisti. Il numero di persone che possono telelavorare è aumentato enormemente. Certo, non può telelavorare un chirurgo, un medico, un pompiere o l’avvocato quando ha un dibattimento in aula. I magistrati da sempre si portano a casa il lavoro. Sono stati i primi».

Il telelavoro crea nuovi posti di lavoro?

«Secondo i miei calcoli, se i manager e i quadri uscissero in orario si recupererebbero 300mila posti. Perché oggi, restando di più in ufficio, lavorano al posto di altri. Ed è un lavoro non pagato».

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo?

«Possiamo telelavorare. È un nostro diritto. Non esistono impedimenti giuridici. Occorre che il sindacato dell’azienda faccia un accordo con i datori di lavoro. Telelavoro per tutti o per metà del tempo o per gradi. O per le donne, ma qui c’è la vera controindicazione del lavoro».

Quale?

«Se a richiedere il telelavoro sono solo le donne, finiranno per avere il doppio ruolo in casa. Le donne dovrebbero pretendere che anche l’uomo faccia telelavoro, così da suddividere i compiti».

Che cosa immagina dopo questa emergenza?

«Posso fare una provocazione? Immagino che tutti si ammalino di Coronavirus, tutti siano costretti a telelavorare per venti giorni, che tutti guariscano felicemente e, avendo provato la bellezza del telelavoro, chiedano o propongano di telelavorare. Il futuro va verso questa direzione».

 

Fonte: Millionaire ( https://www.millionaire.it/smart-working-de-masi-lezione-per-le-aziende/?fbclid=IwAR2V3HuTzQndTVO1pnczTvaedMJHB5QyUfD4-Zw2rhkNK2_JS-7yRA73E3s )