Tag: smart working

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Il nostro coworker Giovanni Ronci ha rilasciato due corsi gratuiti molto interessanti.

Il primo corso è dedicato alla ricerca delle keywords per i vostri articoli di blog (o in generale per qualsiasi pagina web). Siamo nel 2020, Google è cambiato tanto negli ultimi anni. Cambiamenti che non possiamo ignorare se vogliamo avere successo.

Il mini corso gratuito risponde a questa domanda: come si trovano oggi le keywords migliori, capaci di attrarre clienti selezionati e realmente interessati agli argomenti di cui parlate?

Dopo aver posizionato decine e decine di blog e siti web, e a grande richiesta, Giovanni e i suoi collaboratori hanno deciso di mostrarvi esattamente i passaggi, e le considerazioni, che fanno tutti i giorni quando devono scrivere per i loro blog o quelli dei loro clienti.

È facile da seguire, e potrete usare il metodo ogni volta che vorrete andare a intercettare tutte le keywords più importanti per sviluppare il vostro business.

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Il secondo corso è su un argomento diverso, ma ugualmente attuale: si parla di produttività e lavoro da casa. Quello che chiamano Smart Working, non sempre è tutto rose e fiori. Spesso, lavorare da casa crea più distrazioni e ansie di quanto non avvenga in ufficio.

In questo mini corso gratuito, hanno selezionato 5 consigli specifici e concreti per organizzare la giornata e la vostra postazione di lavoro, seguendo un approccio che riuscirà a sorprendervi.

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Per ognuno, consigli diretti per mettere in pratica e risorse per approfondire. Date un’occhiata alle pagine dei corsi.

Due corsi diversi, gratuiti e pratici, da provare subito.

Buona formazione!

Quello che stiamo vivendo sarà il più grande esperimento del mondo di smart working. Lo ha detto Bloomberg, lo confermano gli esperti. «Superata la paura del Coronavirus, resterà una lezione per le aziende: il telelavoro ha grandi vantaggi e sarà adottato sempre più». Domenico De Masi è un attento osservatore della nostra società. Professore emerito di Sociologia del lavoro all’università La Sapienza di Roma, 82 anni, pioniere e visionario, è stato il primo in Italia a credere nel telelavoro. Trent’anni fa ha fondato la Società Italiana Telelavoro (Sit), senza scopo di lucro. Era convinto che il fenomeno partisse subito, invece il nulla. Poi è arrivato Internet. E ancora nulla. O meglio:

«GRAZIE ALLA RETE, TUTTI TELELAVORIAMO IN VACANZA, SUI TRENI, NEL TEMPO LIBERO. MA NON LO USIAMO COME DIRITTO».

De Masi si è battuto per far approvare una serie di leggi, togliere gli intoppi burocratici, progredire. Sono passati molti anni dalle sue prime battaglie. Il telelavoro è diventato smart working, e oggi c’è un Osservatorio del Politecnico di Milano che lo studia e lo osserva («Ma sei anni fa quando siamo partiti ci guardavano come alieni» commenta l’ufficio stampa). L’Italia ha una legge tra le più avanzate in Europa (legge 81 del 2017). Gli smartworker, ossia quei lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, sono ormai circa 570mila. Diffuso soprattutto nelle grandi aziende (è una realtà nel 58% dei casi), il lavoro agile piace e conquista tutti. Il 76% degli smartworker è soddisfatto. «Su centinaia di migliaia di telelavoratori, dopo tre mesi di prova, nessuno ha voluto tornare indietro» commenta De Masi.

Partiamo da una sua definizione. Telelavoro significa?

«Lavorare da ovunque»

La filosofia alla base?

«Da un’organizzazione di processo, in cui io capo controllo te dipendente in ogni momento, si deve passare a un’organizzazione di obiettivo, in cui si valutano i risultati. Hai un lavoro da portare a termine entro un tempo stabilito. Che tu lo faccia a casa, al bar, di notte o all’alba o aiutato da qualcuno, a me non deve interessare. Eppure l’Italia resta indietro rispetto all’Europa».

Perché in Italia non attacca?

«Primo: perché c’è una resistenza patologica al cambiamento. Secondo: per quella che io chiamo la Sindrome di Clinton. I capi vogliono avere i loro dipendenti a portata di mano, così come Clinton voleva avere la sua stagista nella porta a fianco. È una sorta di erotismo che prescinde dall’erotismo vero e proprio. Se gli togli il dipendente sottomano, il capo si sente depauperato».

Cosa succederà secondo lei?

«Abbiamo bisogno delle “pestilenze” per capire i numerosi vantaggi del telelavoro che conosciamo tutti benissimo».

Facciamo un ripasso. I vantaggi per il lavoratore?

«Risparmio di tempo (c’è chi butta via due ore di viaggio ogni giorno), risparmio di soldi (benzina, biglietti di treni, aerei, metro). Risparmio del pericolo di incidenti lungo il percorso. Più tempo per se stessi, per famiglia, amici, vicini di casa. Si decide dei propri orari, si conciliano interessi e propensioni. Si lavora in autonomia, per risultati».

Aumenta anche la produttività?

«Sì. È scientificamente dimostrato. Uno studio del 2015 dell’Università di Stanford ha rivelato che la produttività tra i dipendenti dell’agenzia di viaggi cinese Ctrip era aumentata del 13% con il telelavoro. In Italia secondo le mie stime, si resta in ufficio over time almeno due ore in più al giorno. E non sono retribuite. In Germania alle 17 sono tutti fuori ufficio. Lavorano 1.400 ore l’anno. In Italia lavoriamo 1.800 ore l’anno. Una follia. La cosa interessante è che lavorando 1.400 ore hanno una produttività maggiore del 22%. Perché avere molto tempo per lavorare rilassa, tutto diventa più tranquillo, si va al bar, non si lavora in modo organizzato. Ma c’è anche qualcosa di più romantico…».

Cosa?

«Ero un amico personale di Sartre. Che non avrebbe mai scritto tutto quello che ha scritto se avesse lavorato chiuso in un ufficio. Lavorava dal Cafè de Flore a Parigi, vedeva ogni giorno facce diverse e la sua produttività era al massimo».

Vantaggi per le aziende?

«Il posto di lavoro costa. Spazio, affitti, mobili, riscaldamento. Chi adotta il telelavoro ha meno costi. Personalmente ho eliminato l’ufficio e risparmiato 10mila euro al mese. Si riduce anche la conflittualità tra le persone. Si inducono i capi a organizzarsi per obiettivo: e questo è un enorme passo avanti. Poi ci sono i vantaggi per la comunità…».

Quali?

«MENO INQUINAMENTO, MENO RUMORE, MENO TRAFFICO, MENO SPESE PER LE MANUTENZIONI STRADALI. CI GUADAGNANO TUTTI».

«Non c’è un motivo valido per non accettare il telelavoro se non che siamo così assuefatti a questo modo di lavorare e a fare chilometri per recarci in ufficio che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile. Poi ci sono attrattive: l’azienda è anche un luogo erotico, è un diversivo rispetto alla famiglia e non c’è dubbio».

Ma il telelavoro è per tutti? C’è chi dice che la gente a casa si deprime o vive isolata…

«Si tratta di riorganizzarci, facendo combaciare la vita con il lavoro: ora sono due cose separate. Si va in un quartiere per lavorare e si torna in un altro quartiere per dormire. Finiamo per essere estranei in entrambi i quartieri. Mezza città è vuota di giorno e mezza di notte. Spese doppie e proliferazione dei costi. Se invece abbiamo un solo quartiere per casa e lavoro, ci radichiamo e finiamo per esserne parte integrante. Nascono nuovi rapporti con le persone del quartiere e si rivitalizzano le zone morte».

E le pause caffè, le chiacchiere alla macchinetta, il contatto umano?

«Personalmente esco a pranzo e a cena con i miei collaboratori. decido di vederli spesso e quando voglio. e loro fanno la stessa cosa con me».

Tutti i lavori sono telelavorabili?

«Sì, nel 70% dei casi. In Italia su 23 milioni di lavoratori, il 70% sono impiegati, manager, dirigenti, professionisti. Il numero di persone che possono telelavorare è aumentato enormemente. Certo, non può telelavorare un chirurgo, un medico, un pompiere o l’avvocato quando ha un dibattimento in aula. I magistrati da sempre si portano a casa il lavoro. Sono stati i primi».

Il telelavoro crea nuovi posti di lavoro?

«Secondo i miei calcoli, se i manager e i quadri uscissero in orario si recupererebbero 300mila posti. Perché oggi, restando di più in ufficio, lavorano al posto di altri. Ed è un lavoro non pagato».

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo?

«Possiamo telelavorare. È un nostro diritto. Non esistono impedimenti giuridici. Occorre che il sindacato dell’azienda faccia un accordo con i datori di lavoro. Telelavoro per tutti o per metà del tempo o per gradi. O per le donne, ma qui c’è la vera controindicazione del lavoro».

Quale?

«Se a richiedere il telelavoro sono solo le donne, finiranno per avere il doppio ruolo in casa. Le donne dovrebbero pretendere che anche l’uomo faccia telelavoro, così da suddividere i compiti».

Che cosa immagina dopo questa emergenza?

«Posso fare una provocazione? Immagino che tutti si ammalino di Coronavirus, tutti siano costretti a telelavorare per venti giorni, che tutti guariscano felicemente e, avendo provato la bellezza del telelavoro, chiedano o propongano di telelavorare. Il futuro va verso questa direzione».

 

Fonte: Millionaire ( https://www.millionaire.it/smart-working-de-masi-lezione-per-le-aziende/?fbclid=IwAR2V3HuTzQndTVO1pnczTvaedMJHB5QyUfD4-Zw2rhkNK2_JS-7yRA73E3s )

In Giappone la settima lavorativa di appena 4 giorni fa impennare le vendite. In Italia ci sono 570mila smart worker che scelgono orario e luogo più adatti

 

La settimana corta alla giapponese ha fatto scuola. Nel paese del sol levante il colosso Microsoft ha fatto una piccola rivoluzione dove il culto del lavoro è proverbiale: settimana lavorativa di 4 giorni, dal lunedì e al giovedì e il risultato è eclatante con la produttività aumentata del 40%.
Come sede dell’esperimento, nell’ambito del progetto “Work-Life Choice Challange”, per promuovere un più sano equilibrio tra lavoro e vita privata, è stata scelta la sua sede di Tokyo, dove lo scorso agosto, i suoi 2.300 dipendenti hanno usufruito di tre giorni di riposo alla settimana. Ebbene, la produttività, misurata in termini di vendite per dipendente, è aumentata del 39,9% rispetto allo stesso mese del 2018.

Nell’ambito dello stesso progetto, Microsoft intende anche finanziare vacanze di famiglia per i dipendenti. «Lavora per un breve periodo di tempo, riposa bene e impara molto – sottolinea l’amministratore delegato di Microsoft Giappone, Takuya Hirano – Voglio che i dipendenti pensino e sperimentino come sia possibile ottenere gli stessi risultati con il 20% di tempo lavorativo in meno».

 

Chi lavora più ore in Europa? La classifica animata dal 1995 a oggi

L’esperimento ha rilevato benefici non solo in termini di produttività e felicità dei dipendenti: le assenze, durante la settima di 4 giorni, sono diminuite del 25% e il consumo di elettricità in ufficio è calato del 23%. È stato stampato il 59% in meno di carta e il 92% dei lavoratori ha detto di gradire la settimana corta.

E in Italia? I lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro crescono e sono arrivati a quota 570mila in crescita del 20% rispetto al 2018 secondo l’osservatorio smart working del Politecnico di Milano

Un esercito di “smart worker” con un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della sua professione, contro il 55% degli altri dipendenti; uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi.

 Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al suo interno progetti di smart working è del 58%, in lieve crescita rispetto al 56% del 2018. A queste percentuali vanno aggiunte un 7% di imprese che ha già attivato iniziative informali e un 5% che prevede di farlo nei prossimi dodici mesi. Del restante 30%, il 22% dichiara probabile l’introduzione futura e soltanto l’8% non sa se lo introdurrà o non manifesta alcun interesse. A fronte di questa crescita modesta, c’è da registrare un aumento di maturità delle iniziative, che abbandonano lo stato di sperimentazione e vengono estese ad un maggior numero di lavoratori: circa metà dei progetti analizzati è già a regime e la popolazione aziendale media coinvolta passa dal 32% al 48%.

 È tra le pubbliche amministrazioni che si registra la crescita più significativa: in un anno nel settore pubblico raddoppiano i progetti strutturati di Smart Working (passando dall’8% al 16%), dove il 7% ha attivato iniziative informali (l’1% del 2018), il 6% le avvierà nei prossimi dodici mesi. Le più avanzate sono le PA di grandi dimensioni, che nel 42% dei casi hanno già introdotto iniziative strutturate e nel 7% hanno attivato iniziative informali. Secondo le organizzazioni, i principali benefici riscontrati sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Ma la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%), anche se il 46% dei manager dichiara di non aver riscontrato alcuna criticità. Se si interrogano gli smart worker, invece, la prima difficoltà a emergere è la percezione di isolamento (35%), poi le distrazioni esterne (21%), i problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e la barriera tecnologica (11%).

 «Non è solo una moda, è un cambiamento che risponde alle esigenze delle persone, delle organizzazioni e della società nel suo complesso, e come tale è un fenomeno inarrestabile. La dinamica con cui sta crescendo nel nostro Paese tuttavia, non è abbastanza veloce – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio smart working del Politecnico di Milano-. Per le pubbliche amministrazioni in particolare è necessario un rapido cambio di passo soprattutto per non perdere l’opportunità di migliorare la motivazione delle proprie persone e per attrarre nuovi talenti, soprattutto in relazione alla necessità di sostituire circa il 15% del personale nei prossimi 3-4 anni».

La sperimentazione a Mantova

Più tempo a disposizione per la famiglia, meno inquinamento nell’aria (sino a 42 tonnellate di anidride carbonica) e risparmio di denaro per lavoratori e aziende. È il risultato della sperimentazione di smart working condotta dal comitato imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Mantova in collaborazione con Ats, Regione e Comune di Mantova. Una sperimentazione durata tre anni coinvolgendo 21 imprese di varie dimensioni e 250 persone, risulta che per ogni giorno di lavoro fuori dall’ufficio nel triennio, ciascun dipendente ha guadagnato mediamente 56 minuti di tempo, pari a quasi 45 ore di tempo vita in un anno.

E tutto questo tempo risparmiato è stato reinvestito per il 69% nella famiglia, nel tempo libero e nello sport, per il restante 31% nel lavoro. Grazie ai chilometri non percorsi (più di 304mila km) anche l’aria di Mantova e del suo hinterland è stata meno inquinata. Sono state, infatti, evitate emissioni pari a 42 tonnellate di anidride carbonica per il cui assorbimento sarebbe stata necessaria l’attività di 2.792 alberi. Sotto il profilo economico questo si traduce in un risparmio complessivo, per tutti gli smart workers coinvolti nei tre anni, di 780mila euro, pari a una media di 22 euro al giorno risparmiato (tra spese di trasporto, servizi scuola, baby sitting altro). E anche il beneficio economico per le  aziende è stato stimato in 513 euro all’anno risparmiati per ogni smart worker coinvolto, ottenuto grazie al tempo  re-investito e alla maggiore concentrazione che porta a una  maggiore produttività.

FONTE: La Stampa (https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/13/news/diminuendo-le-ore-in-ufficio-cresce-la-produttivita-cos-e-lo-smart-working-e-perche-le-aziende-iniziano-ad-adottarlo-1.38464517 )

 

Quanta differenza c’è tra il coworking ed il lavoro da casa? E rispetto ad un classico ufficio?
Abbiamo preso 14 elementi determinati per la scelta di un ambiente lavorativo e li abbiamo messi a confronto in un grafico.

Analizziamoli punto per punto:

 

 

PREZZO

Il lavoro da casa qui è ovviamente il più vantaggioso dei tre non avendo costi di affitto, i quali invece devono essere sostenuti nel caso di un ufficio tradizionale o di uno in un coworking.
Il coworking però ha costi decisamente più accessibili rispetto all’ufficio standard.

 

DESIGN
Questo è un fattore che ovviamente può variare a seconda della struttura ma abbiamo usato il criterio del “colpo d’occhio per il cliente”.
Un ufficio tradizionale generalmente è spoglio e privo di un design particolare.
La propria casa è, forse, il peggior ambiente per accogliere un cliente.
Il coworking ha invece, quasi sempre, un design ed un’architettura studiata fino ai minimi dettagli.

 

ASPETTO HALL
Questo è un fattore che va di pari passo al design.
L’unica differenza con il fattore precedente è che l’ufficio tradizionale, non avendo la Hall, è da considerare in ugual misura al lavoro da casa.

 

DIMENSIONE STANZE
Anche questo è un fattore variabile ma generalmente un ufficio tradizionale è più spazioso rispetto ad un coworking.
Il lavoro da casa invece avrà, probabilmente, una metratura più ampia a livello generico ma, non avendo una stanza dedicata alla propria professione, è come se non avesse un vero spazio.

 

RECEPTION
Anche questo punto è molto simile ai precedenti “aspetto della hall” e “design”.
Il coworking ha un ufficio di accoglienza per i propri clienti, gli altri due no.

 

BAGNI
Qui “vince” il lavoro da casa in quanto i servizi sono i propri.
All’interno di un ufficio tradizionale solitamente vi è corredato un bagno ad uso esclusivo mentre nel coworking, generalmente, no.

 

COMFORT STANZA
La comodità del lavoro da casa anche qui non ha confronto.
Il coworking invece guadagna qualche punto sull’ufficio standard poiché si cerca, anche tramite la comodità e l’arredo della stanza, di far sentire il coworker come se fosse a casa.
L’ufficio standard invece non ha, di base, nessun elemento che spicchi per comodità.

 

RICEZIONE PACCHI
Il coworking, avendo una reception, può ricevere e ritirare i pacchi anche in assenza del destinatario.
In caso di assenza della persona fisica, in un ufficio standard o a casa, la consegna non viene effettuata.

 

PULIZIA
Il coworking garantisce la pulizia delle aree comuni gratuitamente e, con una tariffa super economica, anche dei box privati.
Il costo della pulizia nell’ufficio tradizionale è completamente a carico del lavoratore.
Le faccende domestiche invece portano via un sacco di tempo a potenziali ore di lavoro.

 

SILENZIO
Anche questo è un fattore variabile ma, generalmente, in un ufficio standard si ha abbastanza quiete.
Anche in un coworking è così ma dipende, ovviamente, dal rispetto reciproco dei coworkers.
Il lavoro da casa invece è continuamente disturbato da parenti, coinquilini, vicini e rumori vari.

 

PARCHEGGIO PRIVATO
L’unica cosa certa è che per lavorare a casa non serve la macchina.
Per quanto riguarda il coworking generalmente è sempre presente un parcheggio privato mentre negli uffici classici non è quasi mai previsto.

 

UTENZE INCLUSE
Il coworking garantisce sempre arredamento, linea internet e corrente nel canone mensile, l’ufficio privato no.
Il lavoro da casa non ha sicuramente spese extra ma, per avere internet ed altre utenze, bisogna spendere i soldi in prima persona.

 

VIDEOSORVEGLIANZA E SICUREZZA
Negli uffici standard non vi è quasi mai un sistema di anti-intrusione e video sorveglianza.
La propria casa potrebbe anche averlo ma previo un importante investimento economico.
Il coworking garantisce sistema di allarme e videosorveglianza in maniera gratuita.

 

NETWORK
Il lavoro da casa porterà difficilmente ad ampliare il proprio network.
L’ufficio standard potrebbe anche farlo ma in questo caso sarebbe strettamente legato alla propria capacità di relazionarsi e di vendere i propri servizi.
Nel coworking è tutto molto più facile poiché, avendo una struttura che presenta diverse realtà al suo interno, basta aprire la porta del proprio ufficio per trovare nuove collaborazioni ed ampliare il proprio bagaglio personale.

 

DATI STATISTICI
In conclusione, guardando il grafico generato da questi fattori viene fuori il seguente risultato:
Coworking: 8 punti a favore, 1 punto a sfavore.
Lavoro da casa: 4 punti a favore, 7 punti a sfavore.
Uffici Tradizionali: 2 punti a favore, 6 punti a sfavore.

La modalità di lavoro sta cambiando, si abbandonano gli uffici isolati e si lavora in smart working!! 

Anche Marco Montemagno è uno remoteworker da diversi anni e ce lo dice lui stesso in questo video dove spiega brevemente i pro e i contro di questa nuova realtà lavorativa…

 

fonte video:  YouTube – Lo Smart Working di Marco Montemagno

 

SMART WORKING? LEGGE APPROVATA!!


Lo smartwork (o lavoro agile) ormai è diventato uno slogan ed è stato approvato dal Senato nei giorni scorsi. Una medaglia da appuntare sul petto per le aziende. Una boccata di ossigeno per i dipendenti che continuano a fare acrobazie per tenere insieme compiti familiari e lavoro. Dove sta la fregatura? In effetti sì, viene da chiederselo. A sentire imprese, lavoratori (e sindacati) a ormai 6-7 anni dall’inizio in Italia di questo cambio di paradigma dell’organizzazione aziendale i pro restano maggiori dei contro. 

A breve sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto «statuto del lavoro autonomo» che contiene anche il riconoscimento e la disciplina del lavoro agile come modalità organizzativa. «Abbiamo chiarito le regole per quanto riguarda sicurezza del lavoro e assicurazione dei lavoratori, ora tocca alle aziende saper cogliere l’opportunità», diceva ieri il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte all’inaugurazione della settimana del lavoro agile milanese. Certo su alcune questioni un ordine del giorno promosso dal presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi impegna il governo a emanare atti interpretativi rispetto alle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori e in particolare per gli infortuni in itinere (che in questo caso possono riguardare tragitti diversi dal solito casa-ufficio).

Per tanti che iniziano c’è chi lo pratica già da anni. È il caso di Cesare Rosa Clot ha 40 anni e lavora all’ufficio pratiche edilizie. Spesso «riceve» i cittadini via Skype. Così ciascuno sbriga la pratica stando a casa propria. «Tutto è partito con la digitalizzazione interna dei processi — spiega Rosa Clot —. Nel nostro settore in 12 lavoriamo agile due giorni alla settimana. Siamo partiti a settembre dell’anno scorso. Funziona. E anche i cittadini sono più soddisfatti perché si risparmiano viaggi e attese in coda». Da notare: Rosa Clot non è un’eccezione. Ormai sta emergendo da diverse ricerche come a scegliere lo smartwork siano più spesso gli uomini delle donne.

Tornando al privato, il fatto che le aziende smart siano aumentate prima ancora dell’entrata in vigore della legge vuol dire che l’impresa ci guadagna. «La produttività sale del 15-20%», stima Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smartworking del Politecnico di Milano.

Il lavoro agile sta crescendo sempre di più, sono sempre di più le aziende che lo scelgono, ma dove lavoro??

Per prima cosa è importante ricordare che “lavorare da remoto” non significa necessariamente lavorare da casa. Se l’idea di rendere la vostra casa il vostro ufficio vi spaventa, ci sono centinaia di luoghi adatti da cui si può svolgere lo smart working. Uno di questi è lo spazio coworking e ufficio condiviso, una modalità di lavoro che favorisce il networking, in uno spazio in condivisione e con opzioni flessibili!

Il coworking è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. L’attività del coworking è infatti il raduno sociale di un gruppo di persone che stanno ancora lavorando in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.