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Martedì 19 Novembre 2019 alle 19.00 a SpazioTu.

RADOFF è una startup innovativa che ha sviluppato una serie di dispositivi per il monitoraggio del gas radon, altamente nocivo e cancerogeno, e l’unico sistema da appartamento (Radoff Life) che permette anche di bonificare gli ambienti da questo contaminante. Solo in Italia esistono 18,6 milioni di edifici potenzialmente a rischio radon (Fonte: Sole24Ore). A livello mondiale, questo gas, incolore e inodore, è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi.

E’ arrivata una cartolina da Londra (ma anche da New York).
Il mittente è ormai un volto familiare nel mondo di SpazioTu: Letizia Perazzini!
Vi vuole informare che i suoi corsi ripartiranno a breve!

Dove?

Nella nostra sala riunioni!

Quando?

A partire dal 10 Ottobre, 18 lezioni per due livelli differenti: elementary + e low-intermediate.

Contatta Letizia per scoprire tutti i dettagli su questo nuovo ciclo di corsi o passa a SpazioTu a chiedere informazioni.

La prossima cartolina la aspettiamo da parte tua!!

Il 20 Settembre 2019 uscirà su Netflix la docu-serie “Inside Bill’s Brain”, basata sulla vita privata e lavorativa di Bill Gates.

Un personaggio che è una fonte di ispirazione per gli imprenditori di tutto il mondo, una persona capace di partire con un piccolo progetto nato in un garage insieme a due amici fino ad arrivare ad essere l’essenza del progresso e della rivoluzione tecnologica (al pari di Steve Jobs).

Speriamo che un giorno, le tante idee che vediamo nascere nel nostro coworking, possano essere ricordate come i primi passi di progetti rivoluzionari come quelli di Mr. Microsoft.

Da dove cominciare? Magari prendendo spunto dalle sue 15 frasi più significative.

 

  1. «Se avessi avuto qualche idea del traguardo, non credi che l’avrei attraversato anni fa?»
  2. «Ho avuto un sacco di sogni quando ero un ragazzino, e penso che gran parte di ciò sia nato dal fatto che ho avuto la possibilità di leggere molto».
  3. «Scelgo una persona pigra per fare un duro lavoro. Perché una persona pigra troverà un modo semplice per farlo».
  4. «La vita non è giusta, abituatici!»
  5. «Il mondo non si preoccuperà della tua autostima. Il mondo si aspetta che tu realizzi qualcosa PRIMA che ti senta bene con te stesso».
  6. «Le persone hanno sempre paura del cambiamento. La gente ha temuto l’elettricità quando è stata inventata, no?»
  7. «Sopravvalutiamo sempre il cambiamento che si verificherà nei prossimi 2 anni e sottostimiamo il cambiamento che si verificherà nei prossimi 10 anni. Non lasciamoci cullare dall’inazione».
  8. «Dobbiamo investire un sacco di soldi per cambiare i comportamenti».
  9. «Rimango sempre colpito ripetutamente da quanto importante sia la misurazione per migliorare la condizione umana».
  10. «I tuoi clienti più infelici sono la tua più grande fonte di apprendimento».
  11. «La pazienza è un elemento chiave del successo».
  12. «Il successo è un cattivo maestro. Seduce le persone intelligenti a pensare di non poter perdere».
  13. «Va bene celebrare il successo, ma è più importante prestare attenzione alle lezioni di fallimento».
  14. «Per vincere alla grande, a volte devi correre dei grossi rischi».
  15. «In realtà il nostro successo è basato sulle partnership che scegliamo all’inizio».

 

L’ESTATE STA FINENDO

“L’estate sta finendo, un anno se ne va”
Così cantavano i Righeira nel lontano 1985 lanciando un vero e proprio tormentone.
Anche oggi, come ogni anno giunti in questo periodo, quel brano viene rispolverato e riecheggia nell’aria settembrina lasciando un sapore agrodolce.
“In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più”
E così, mentre Johnson canta questa frase, i bagnini della riviera iniziano a pulire e sistemare gli stabilimenti balneari mentre i clienti tornano alla vita di tutti i giorni.
E’ “il solito rituale” di una stagione che ci dona momenti di puro relax ma che poi, in queste settimane, ci saluta lasciandoci da soli con i nostri bei ricordi.
La canzone inizia con un accordo in maggiore, di conseguenza allegro ma, vuoi il testo, vuoi quel sax dal sapore retrò, dietro a quei 3 minuti e mezzo c’è un mondo di sorrisi malinconici.
Ma arrivare a settembre è davvero un dramma?
L’estate ha un sapore speciale proprio perché è breve ed intensa ma la vita quotidiana non è da meno.
Pensiamoci bene: oltre al sole e al mare, cosa rende questa stagione unica? A mio avviso, la compagnia e la condivisione dei bei momenti.
Un’estate in “solitaria” sarebbe un’estate vuota.
Noi, nel nostro coworking, abbiamo il vantaggio di essere circondati da diverse persone e da poter interagire e condividere con loro tantissime esperienze ed opinioni, che sia inverno, autunno, primavera o estate.
Incontrare molta gente e creare legami può essere decisamente un rimedio alla malinconia vacanziera.
I Righeira scrissero quel pezzo pensando ad un adolescente alle prese con il rientro a casa dopo un amore estivo.
In realtà tutti, grandi e piccini, si possono immedesimare nella frase “una fotografia, è tutto quel che ho, ma stanne pur sicura, io non ti scorderò”.
Non ci si scorda dei bei momenti insieme, si appendono le foto al muro e si ricomincia, con un sorriso che viene fuori quando le fissiamo, mentre il giro di sax ci accompagna verso la fine del brano… e dell’estate.

Il marketing è sempre stato chiaro sul valore della conversazione quando si entra in relazione con l’utente per guidarlo verso l’acquisto. Dalle visite porta a porta, attraverso le persuasioni degli assistenti in negozio, allo scambio attuale tra azienda e cliente attraverso i social network, tutte queste interazioni sono basate sul potere del dialogo.
Tuttavia, negli ultimi anni l’irruzione della tecnologia ha raffreddato un po ‘questo processo di comunicazione: troviamo siti web distanti, moduli automatizzati o risposte impersonali. Proprio quello che il marketing conversazionale mira a stabilire è un rapporto più stretto con il cliente attraverso conversazioni umane personalizzate o tramite robot intelligenti o chatbot.
A partire dal 2010, molti di questi chatbot sono decollati (come Siri di Apple, Alexa di Amazon o Cortana di Microsoft, ma anche altri assistenti virtuali specializzati nel fornire informazioni sul traffico, l’astrologia o la storia di un paese, ad esempio). Infatti, nel 2016 l’uso degli assistenti conversazionali è stato raddoppiato, sia per voce che per testo, rispetto al 2015. La loro espansione ha a che fare con i buoni risultati raggiunti: in breve, convertono molto più.

Vantaggi della conversazione automatica di un chatbot

  1. IMMEDIATO. Dove, come e quando vuoi: l’utente può accedere alle informazioni fornite dal chatbot in qualsiasi momento. La disponibilità è costante. Connette il venditore al cliente istantaneamente, il che dà velocità ed efficienza al processo.
  2. VENDITA. Lo scambio avviene in tempo reale, il che consente al cliente di avanzare nel processo di acquisto se è stato interrotto a causa della mancanza di dati. Inoltre, il chatbot cercherà di recuperare la comunicazione con quegli utenti che hanno mostrato interesse per il prodotto o il servizio e li incoraggerà a completare l’acquisto.
  3. PERSONALIZZATO. Chiamare qualcuno con il loro nome o usare le informazioni precedentemente memorizzate per contestualizzare la conversazione è la chiave per stabilire una comunicazione più stretta con il cliente. In questo modo viene migliorata l’esperienza dell’utente, che diventa memorabile e unica.
  4. SCALABILE. Il marketing conversazionale tramite gli assistenti virtuali consente di ridimensionare e ottimizzare il processo di comunicazione. Un chatbot è in grado di contenere dozzine, centinaia o migliaia di conversazioni contemporaneamente.
  5. IMMAGINE. Un chatbot può contribuire a creare un’immagine di marca specifica, se l’assistente virtuale è dotato di personalità. Può essere divertente, audace o serio, e questo aiuta anche ad autenticare e fidarsi della conversazione e del processo di vendita.

    Fonte: https://www.adaoncloud.com/it/blog/2019/07/05/che-cose-il-marketing-conversazionale-e-perche-e-importante/

Diciamoci la verità: le casse audio, a parte qualche raro caso, hanno tutte un aspetto anonimo e grigio. Nulla da dire sulla qualità, ma l’aspetto estetico lascia molto a desiderare. Inoltre i materiali con cui vengono realizzate sono prevalentemente plastici, dunque altamente inquinanti sia in fase di realizzazione, sia soprattutto in fase di eventuale smaltimento a fine vita. Ma il panorama delle casse è destinato ad essere travolto da una rivoluzione in termini di design e questa rivoluzione si chiama Soundpotai.

Soundpotai è una sound box, una cassa acustica se dovessimo tradurre in italiano, che ha una particolarità che la rende unica: è realizzata interamente in cartone. Ma non è tutto: può essere utilizzata anche come sgabello, sedia, poggiapiedi e chi più ne ha più ne metta. Se la si usa come sedia, inoltre, si viene letteralmente investiti dalle onde sonore della musica che stiamo ascoltando. Delle vere e proprie good vibes che salgono dal basso e vanno a diffondersi su tutto il nostro corpo, regalandoci un contatto diretto e immediato con la musica.

Il design è proprio quello di una scatola di cartone, ma si possono scegliere diversi motivi grafici con cui Spundpotai può essere decorata, rendendola perfetta come oggetto di design da posizionare nel nostro salotto oppure nelle camere dei nostri figli.

“Soundpotai è una rivoluzionaria cassa audio Bluetooth, come non hai mai visto né sentito prima: un’esperienza audio innovativa. È realizzata in cartone multistrato extra resistente, così resistente da poterci sedere! La tecnologia HI-FI all’interno, insieme alla sua forma speciale e al materiale stesso, sono in grado di replicare lo stesso principio sonoro degli strumenti musicali acustici. Esattamente! Grazie alle sue vibrazioni, Soundpotai diffonde nell’aria un suono pulito e naturale come fa la cassa di una chitarra. La cosa bella è che nella tua stanza sentirai un suono diffuso e pieno senza indovinare la sua origine, anche se ci si sarà seduti sopra. Puoi usarlo come oggetto di design, un vero e proprio complemento d’arredo per la tua casa”.

Alle spalle di Soundpotai c’è un team di startupper e creativi italiani che hanno lanciato una campagna di crowdfunding su Indiegogo con un obiettivo ambizioso: raccogliere in un mese 30.000 euro dagli utenti. La versione super early bird è acquistabile al costo di 138 euro (il 40% in meno rispetto a quando andrà sul mercato) e verrà consegnata ad ottobre 2019 ed è disponibile in due taglie: Large 40x40x40 (cm) e Medium 33x33x33 (cm).

 

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FONTE; https://www.greenstyle.it/soundpotai-la-cassa-di-cartone-che-unisce-eco-design-e-audio-di-alta-qualita-301606.html?fbclid=IwAR3smXEZBC3XmqgfJuSXFlNROxHQaMYNUdeYe4C8X5R-0yghqQH6kAV4y98

E’ sempre un dispiacere per noi di SpazioTu vedere uno dei nostri coworker lasciare la propria postazione.
Il format del coworking però prevede anche questo ed è normale avere un via-vai di clienti (termine che non ci piace usare, non lo consideriamo corretto).
La domanda che poniamo ogni volta è “come mai lasci SpazioTu?”.

Le risposte sono molteplici e, stranamente, sono motivo di orgoglio per noi… a breve ci arriveremo.

Apparentemente non è una strategia di marketing vincente quella pubblicizzarci tramite un’azienda (o privato che sia) che decide di lasciare SpazioTu, sarebbe utile fare invece un analisi sul perché ci scelgono.
Tuttavia, ogni grande società cerca di limare i propri difetti e risulta quindi utile studiare ogni dettaglio come quello della “perdita dei clienti”.

Una piccola percentuale di coworker, quelli che in origine erano stati mandati dalla propria azienda a lavorare in esterna, quindi in un’altra città (per permettere al singolo di non allontanarsi da casa), vengono richiamati, alla fine del periodo, alla casa madre (e costretti, purtroppo, al trasloco).
Questo fattore non giova né a SpazioTu né al singolo, poiché non dipende da problematiche dirette e risolvibili ma è semplicemente una logica conseguenza a politiche interne delle società.

Ma tralasciando questi dati statistici e l’ambito del marketing e delle politiche aziendali, perché il più delle volte siamo contenti quando i coworker decidono di spostarsi?

Perché i nostri uffici sono generalmente la “prima casa” di piccole start-up e di imprenditori che stanno provando a percorrere una strada personale. Quando questi ci lasciano lo fanno perché hanno preso ufficialmente il via e sono ormai in grado di potersi permettere uno stabile interamente dedicato alla propria attività.

E’ vero, non è una regola scritta ma, nella maggior parte dei casi, abbiamo assistito ad una crescita esponenziale dei progetti all’interno del nostro coworking e questo ha portato a questa logica conseguenza.

Dunque, ‘nonostante l’apparenza, quando qualcuno lascia il nostro “nido” è sinonimo di ottimo lavoro e questo è per noi motivo di grande soddisfazione.

Quanta differenza c’è tra il coworking ed il lavoro da casa? E rispetto ad un classico ufficio?
Abbiamo preso 14 elementi determinati per la scelta di un ambiente lavorativo e li abbiamo messi a confronto in un grafico.

Analizziamoli punto per punto:

 

 

PREZZO

Il lavoro da casa qui è ovviamente il più vantaggioso dei tre non avendo costi di affitto, i quali invece devono essere sostenuti nel caso di un ufficio tradizionale o di uno in un coworking.
Il coworking però ha costi decisamente più accessibili rispetto all’ufficio standard.

 

DESIGN
Questo è un fattore che ovviamente può variare a seconda della struttura ma abbiamo usato il criterio del “colpo d’occhio per il cliente”.
Un ufficio tradizionale generalmente è spoglio e privo di un design particolare.
La propria casa è, forse, il peggior ambiente per accogliere un cliente.
Il coworking ha invece, quasi sempre, un design ed un’architettura studiata fino ai minimi dettagli.

 

ASPETTO HALL
Questo è un fattore che va di pari passo al design.
L’unica differenza con il fattore precedente è che l’ufficio tradizionale, non avendo la Hall, è da considerare in ugual misura al lavoro da casa.

 

DIMENSIONE STANZE
Anche questo è un fattore variabile ma generalmente un ufficio tradizionale è più spazioso rispetto ad un coworking.
Il lavoro da casa invece avrà, probabilmente, una metratura più ampia a livello generico ma, non avendo una stanza dedicata alla propria professione, è come se non avesse un vero spazio.

 

RECEPTION
Anche questo punto è molto simile ai precedenti “aspetto della hall” e “design”.
Il coworking ha un ufficio di accoglienza per i propri clienti, gli altri due no.

 

BAGNI
Qui “vince” il lavoro da casa in quanto i servizi sono i propri.
All’interno di un ufficio tradizionale solitamente vi è corredato un bagno ad uso esclusivo mentre nel coworking, generalmente, no.

 

COMFORT STANZA
La comodità del lavoro da casa anche qui non ha confronto.
Il coworking invece guadagna qualche punto sull’ufficio standard poiché si cerca, anche tramite la comodità e l’arredo della stanza, di far sentire il coworker come se fosse a casa.
L’ufficio standard invece non ha, di base, nessun elemento che spicchi per comodità.

 

RICEZIONE PACCHI
Il coworking, avendo una reception, può ricevere e ritirare i pacchi anche in assenza del destinatario.
In caso di assenza della persona fisica, in un ufficio standard o a casa, la consegna non viene effettuata.

 

PULIZIA
Il coworking garantisce la pulizia delle aree comuni gratuitamente e, con una tariffa super economica, anche dei box privati.
Il costo della pulizia nell’ufficio tradizionale è completamente a carico del lavoratore.
Le faccende domestiche invece portano via un sacco di tempo a potenziali ore di lavoro.

 

SILENZIO
Anche questo è un fattore variabile ma, generalmente, in un ufficio standard si ha abbastanza quiete.
Anche in un coworking è così ma dipende, ovviamente, dal rispetto reciproco dei coworkers.
Il lavoro da casa invece è continuamente disturbato da parenti, coinquilini, vicini e rumori vari.

 

PARCHEGGIO PRIVATO
L’unica cosa certa è che per lavorare a casa non serve la macchina.
Per quanto riguarda il coworking generalmente è sempre presente un parcheggio privato mentre negli uffici classici non è quasi mai previsto.

 

UTENZE INCLUSE
Il coworking garantisce sempre arredamento, linea internet e corrente nel canone mensile, l’ufficio privato no.
Il lavoro da casa non ha sicuramente spese extra ma, per avere internet ed altre utenze, bisogna spendere i soldi in prima persona.

 

VIDEOSORVEGLIANZA E SICUREZZA
Negli uffici standard non vi è quasi mai un sistema di anti-intrusione e video sorveglianza.
La propria casa potrebbe anche averlo ma previo un importante investimento economico.
Il coworking garantisce sistema di allarme e videosorveglianza in maniera gratuita.

 

NETWORK
Il lavoro da casa porterà difficilmente ad ampliare il proprio network.
L’ufficio standard potrebbe anche farlo ma in questo caso sarebbe strettamente legato alla propria capacità di relazionarsi e di vendere i propri servizi.
Nel coworking è tutto molto più facile poiché, avendo una struttura che presenta diverse realtà al suo interno, basta aprire la porta del proprio ufficio per trovare nuove collaborazioni ed ampliare il proprio bagaglio personale.

 

DATI STATISTICI
In conclusione, guardando il grafico generato da questi fattori viene fuori il seguente risultato:
Coworking: 8 punti a favore, 1 punto a sfavore.
Lavoro da casa: 4 punti a favore, 7 punti a sfavore.
Uffici Tradizionali: 2 punti a favore, 6 punti a sfavore.

“Come ti va? Bene perché oggi è primavera”

Questa frase emerge dall’album “Terra, Luna e Margarita” datato 2007 e firmato dalla band reggiana “I Rio”.
I Rio vengono dalla parte più a Nord della nostra regione, l’Emilia, zona che ha tante similitudini ma altrettante differenze con la Romagna.
Chi non vive in Emilia-Romagna non coglie neanche i confini geografici di queste due terre, figuriamoci quelli culturali e dialettali.
Oggi però non mi soffermerò sulle contrapposizioni tra le due ma piuttosto su un elemento comune: il risveglio estivo.

Siamo ormai in Aprile, il caldo (fatta eccezione per qualche giornata uggiosa) si fa sentire con sempre più insistenza, i locali riaprono a pieni battenti, qualche hotel si appresta a pulire i propri spazi mentre effettua colloqui di lavoro per formare lo Staff estivo, altri aprono le porte ai turisti giunti per le vacanze pasquali, i bagnini sistemano le passerelle e le assicurazioni dei motorini vengono riattivate per poter lasciare le macchine nel garage di casa.

E’ il preludio estivo, la più importante delle 4 stagioni per l’Emilia-Romagna, o meglio, come si dice qui in zona, è semplicemente LA stagione.
Ogni anno è una routine che si riattiva ma è sempre come se fosse una ventata di freschezza dopo il lungo inverno che, a differenza di una famosa serie TV, non sta arrivando ma ci sta, finalmente, salutando.
Milioni di turisti fanno visita a Rimini, Riccione, Cattolica ma anche a città come Bologna, Parma e Modena, attratti evidentemente dall’ospitalità e dall’efficienza di questo meccanismo primaverile/estivo.
Nel 2018 il dato di affluenza ha raggiunto un record mai visto prima: 60 milioni di turisti solamente in Emilia-Romagna.

Ma se per un visitatore l’estate è sinonimo di relax, cosa vuol dire per un emiliano o un romagnolo?
E’ un mix di sentimenti e responsabilità. Per tradizione si è abituati a rimboccarsi le maniche e darsi da fare da Maggio a Settembre, ancor di più rispetto agli standard.
Una condizione che non tutti accetterebbero, d’altronde prendiamo come esempio Agosto.. è il mese di vacanza per eccellenza! Ma per far sì che lo sia a tutti gli effetti qualcuno dovrà pur lavorare e per chi vive in Emilia-Romagna non è un problema, l’ospitalità da queste parti è nel DNA.

Con SpazioTu stiamo cercando di creare un ambiente lavorativo dove il calore e l’accoglienza estiva vengano estese durante tutti i 12 mesi dell’anno. Il coworking (come già analizzato in questo articolo: https://www.spaziotu.com/cattolicaelegrandicitta/ ) è un ottimo format per l’Emilia-Romagna in quanto l’indole loquace è presente in tutti i residenti e perciò la possibilità di far nascere collaborazioni all’interno del nostro spazio è concreta e facilmente attuabile.

Durante la stagione estiva SpazioTu sarà aperta come sempre, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.
Saranno direttamente i nostri coworkers a scegliere quanto tempo trascorrere in riva al mare e quanto in nostra compagnia.

IL NOSTRO LOGO

La scorsa settimana abbiamo fatto un’analisi sull’importanza del logo (la potete trovare qui: https://www.spaziotu.com/limportanzadiunlogo/ ).

Il marchio di un’azienda è il biglietto da visita con il quale la stessa si presenta al mondo.
Da sempre le società più importanti hanno investito tanto su di esso curandone ogni minimo dettaglio, spesso anche caricandolo e appesantendolo più del dovuto.

Come già detto nel precedente articolo questa tendenza però è stata invertita e negli ultimi anni sono stati numerosi i processi di restyling dei loghi più famosi.
Questo perché nell’ultimo decennio si è sviluppato il culto della grafica “minimal”, basata sul concetto “più è semplice più è riproducibile”.
Le parole chiave di questa nuova corrente sono sicuramente “sintesi” e “popolarità”.

Ma, avendo già analizzato il processo di innovazione e svecchiamento dei loghi, cosa si può dire sulle società nate nel bel mezzo di questa nuova moda illustrativa?

LE SOCIETA’ DEGLI ANNI ’10

Il nuovo millennio ha portato gran parte del mercato di oggettistica (e non solo) su internet.
Sono diverse le società nate da questo fenomeno.

Il format è semplice: si dà la possibilità sia ai negozi sia ai cittadini privati di vendere e acquistare prodotti online su portali creati ad hoc dall’azienda di turno.

Tra le più famose troviamo sicuramente Aliexpress, popolarissima società di vendita online nata nel 2010.
Il logo di “Ali” è esattamente in linea con il concetto di “marchio sintetico”, infatti presenta semplicemente il nome scritto con i colori della bandiera cinese, il rosso e il giallo.

Lo stesso format è stato utilizzato dalla compagnia aerea spagnola “Iberia Express”.

Nata nel 2011, anch’essa ha limitato il suo logo al proprio nome scritto con i colori della bandiera nazionale, aggiungendo come unica componente grafica un piccolo triangolo, simboleggiando così l’ala di un aereo.

Abbiamo esempi anche nella nostra penisola, dove l’unione di Fiat e Chrysler ha dato luce nel 2014 alla FCA, scritta che compare anche come logo ufficiale in colore azzurro.

LA NOSTRA PICCOLA REALTA’

Noi di SpazioTu abbiamo in parte seguito l’idea di marchio sintetico ma non ci siamo limitati soltanto alla scritta.

Il nostro colore ufficiale è il verde ed il nostro logo è formato da un cerchio con un piccolo buco in alto a destra e con un secondo oggetto circolare che “entra” a colmare il foro.

Questo concept, ideato dal team di ZonaMoka, simboleggia la nostra grande famiglia, dove abbiamo una dimensione ed un identità ben definita ma c’è sempre spazio per nuovi membri, anzi, quando questi arrivano ci completano sempre un po’ di più.

Speriamo che questo piccolo lavoro grafico sia un ottimo modo per presentare al mondo romagnolo il primo coworking di Cattolica.

DEFINIZIONE

“Un logo […] è la figura, che solitamente rappresenta un prodotto, un servizio, un’azienda, un’organizzazione, un gruppo musicale o altro ancora; tipicamente è costituito da un simbolo o da una versione o rappresentazione grafica di un nome o di un acronimo che prevede l’uso di un lettering ben preciso. (https://it.wikipedia.org/wiki/Logo).”

Così Wikipedia sintetizza il concetto di logo ma, dietro, ci sono studi intensi ed un mondo tutto da scoprire.

L’OBBIETTIVO

Lo scopo del logo è di mostrare in maniera sintetica di cosa si occupa l’azienda, provando a sommare tre fattori: nome, campo e aspetto fisico.

L’ultimo dei tre punti negli ultimi anni non è più considerato importante tanto quanto i primi due, poiché la tendenza è ormai quella di snellire il più possibile il marchio in maniera da renderlo facilmente riproducibile da tutti ed, inoltre, immediato da associare alla ditta.

ESEMPI DI SEMPLIFICAZIONI DI LOGO

A proposito della tendenza sopracitata di alleggerire il marchio abbiamo tre esempi recenti:

  • Juventus F.C. : il logo della società torinese ha subito negli anni diversi restyling ma, nel bene o nel male, aveva sempre mantenuto quattro fattori costanti: Il contorno ovale, lo stemma con il toro (logo della città) presente nella parte bassa, la scritta “Juventus” in alto ed infine le strisce bianche e nere a richiamare la divisa del club.
    Il nuovo logo, presentato nel 2017, ha cambiato tutte le carte in tavola: Una “J” bianca attraversata nel mezzo da una striscia nera (richiamo alla maglia, unica componente in comune con le vecchie versioni) è il solo elemento presente nel progetto.
    Questo cambio è stato effettuato per rendere il brand più popolare a livello internazionale e per dimostrare la capacità dell’azienda dello stare al passo con i tempi.
    (https://www.juventus.com/it/black-and-white-and-more.php)
  • La Triennale di Milano: Il vecchio logo presentava una grande “T” che faceva da base ad una stilizzazione della facciata del palazzo dell’arte di Milano.
    L’affascinante disegno di Italo Lupi è stato recentemente sostituito in concomitanza con l’inaugurazione della “23° esposizione”.
    Il nuovo marchio presenta solamente una “T” formata da 3 bande verticali e 3 orizzontali, chiaro richiamo alle esposizioni che il palazzo presenta e rinnova, come dice il nome stesso, ogni 3 anni.
    (https://www.artribune.com/progettazione/design/2019/02/nuova-identita-visiva-nuovo-look-triennale-milano/)
  • The Metropolitan Museum of Art’s: Il contestatissimo nuovo logo del celebre museo di arte di New York ha visto la luce nel 2016.
    Il vecchio marchio presentava una “M” posta su delle forme geometriche che richiamavano “L’Uomo Vitruviano” di Leonardo Da Vinci.
    Nella nuova versione non solo sono sparite tutte le vecchie componenti per lasciar spazio solamente ad una scritta rossa ma, inoltre, quest’ultima non è “The Metropolitan Museum of Art’s” ma bensì “The Met”, gergo dialettale molto utilizzato dai cittadini della grande mela per identificare il museo.
    (https://www.nytimes.com/2016/02/19/arts/the-met-and-a-new-logo.html)

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Io stesso, da amante dei dettagli, penso che tutti e tre i vecchi loghi sopracitati siano molto più belli e completi delle nuove versioni ma, da grafico pubblicitario, capisco tutti i progetti e li promuovo a pieni voti.

Più una cosa è semplice e più le persone saranno capaci di riprodurla e ricordarla.

Ovvio, non bisogna arrivare alla sintetizzazione estrema, bisogna lavorare sempre con criterio, cercando di mantenere almeno qualche tratto distintivo dell’azienda, altrimenti non sarebbe un lavoro coerente con gli obbiettivi della stessa.

Detto ciò è chiaro che la tendenza di questi anni è quella di spostarsi sempre di più verso un mondo “minimal” a livello grafico, quindi tutti i progetti di semplificazione dei marchi sono da considerarsi quantomeno attuali.

VARIANTI

Ci sono anche società che decidono di creare più varianti.

Solitamente si utilizza un logo generico che però cambi o aggiunga, a seconda dei progetti e delle iniziative aziendali, dei piccoli elementi.

Questo permetterà di mantenere un’identità costante ma, allo stesso tempo, di spingere l’occhio del cliente ad entrare di più nei dettagli, cercando di capire a pieno il progetto e scrutando con curiosità le nuove componenti grafiche inserite e/o modificate.

UN METODO MOLTO UTILIZZATO NELLA MUSICA

Un chiaro esempio di questa tendenza possiamo trovarlo nel logo dei Linkin Park.

La famosa rock-band di Los Angeles ha utilizzato questo format sin dagli esordi.
Una “L” ed una “P” fisse come tratto distintivo ma con contorni, sfondi e forme geometriche che sono cambiate a seconda del periodo, del concept degli album e degli avvenimenti storici.

L’ultima tristissima e, probabilmente, definitiva modifica, vede un esagono spezzato senza l’ultimo segmento, a simboleggiare la prematura scomparsa del leader Chester Bennington.

(https://www.quora.com/What-does-the-Linkin-Park-logo-mean-How-was-it-designed)

L’IMPORTANZA DI UN LOGO

In conclusione i loghi sono una parte fondamentale nelle dinamiche di un’azienda poiché sono il biglietto da visita che presentiamo non solo ai nostri clienti ma a tutto il mondo per identificarci.

Non è un caso che molte ditte ingaggino team di esperti per creazioni o restyling dei marchi.

La prima impressione, purtroppo o per fortuna, conta.
Sta a noi scegliere come presentarci, l’obbiettivo, ovviamente, è far sì che le persone vengano a scoprire veramente quello che siamo capaci di offrire, magari dopo essere state attirate dal nostro logo.

 

Siamo nel 2009 quando un ragazzino di soli 13 anni si ritrova a dover compiere la prima grossa scelta della sua vita: che scuola superiore scegliere?
Un passo che abbiamo compiuto (quasi) tutti, piccolo ma fondamentale per imparare a fare considerazioni sul proprio futuro.

E’ meglio seguire il proprio istinto e scegliere un percorso basato sulle proprie capacità o andare su un campo meno compatibile con la nostra indole ma più sicuro a livello lavorativo?

Come in tutti i grandi quesiti non esiste una formula magica, non c’è giusto o sbagliato, la soluzione sta spesso nel mezzo.
Questo tipo di scelte identificano molto il soggetto e a volte, come vedremo più avanti, sono comuni per un’intera generazione.

Crescere con l’ombra della grande crisi ha portato i ragazzi degli anni 90 a vivere le prime esperienze lavorative con ansia e poche prospettive.
Quante volte avete sentito frasi quali “non avrò mai un posto fisso”, “l’importante è avere un lavoro di ‘sti tempi” oppure “non arriverò mai alla pensione” ?
Tante, troppe volte.

Penso che “paura” e “rischio” siano parole apparentemente opposte ma complementari.
La prima può essere conseguenza dell’altra.
Difatti dopo un azzardo ci si ritrova spesso con l’ansia di aver fatto il passo più lungo della gamba e questo porta a non superare mai i propri limiti.
Tale visione, purtroppo, è quella di tanti giovani d’oggi.

Perché affermo che la paura ed il rischio sono complementari? Perché l’uno necessità l’altro.
Infatti proviamo ad invertire i fattori: la paura diventa la causa, il rischio la conseguenza.
Immedesimiamoci ad esempio in un imprenditore 40enne che si ritrova in un momento di crisi lavorativa: necessita un cambiamento e lo otterrà soltanto spostando le carte in tavola e osando di più.

Questa considerazione nasce da un dato: gli startupper di successo hanno un età media di 43 anni.
La mia prima reazione, e credo anche la vostra è stata un mix di stupore e incredulità.
Abbiamo poi verificato nel nostro piccolo, facendo una media dell’età dei nostri coworker all’interno di SpazioTu.
Il risultato dell’indagine, come già detto e approfondito in un vecchio articolo (https://www.spaziotu.com/startupper-a-43-anni/) , è il medesimo.

Questo mi ha spinto a ragionare ed analizzare, nel mio piccolo, anche la mia crescita personale e le passate esperienze lavorative.

Il 2009 è passato da un decennio e sono cambiate tante cose.
Ho 23 anni e non sono certamente la persona più navigata di questo mondo ma se penso all’ansia che mi bloccava durante i primi impeghi e che spesso mi spingeva ad accettare un lavoro basandomi solamente sulla certezza di uno stipendio mensile mi viene da sorridere.

Questo perché ho avuto il coraggio di rischiare, cambiare e cercare qualcosa di più inerente alle mie caratteristiche.

Non si denigra nessun lavoro, sia chiaro, ma bisogna avere il coraggio di trovare un punto di incontro tra necessità, interessi e capacità.

Il lavoro è la base della felicità perché occupa almeno il 50% delle nostre giornate.

La speranza è che gli attuali 20enni, ma anche quelli di domani, abbiamo la capacità di arrivare al rischio e al cambiamento senza dover passare dalla paura del futuro.

Forse però l’angoscia è una costante quando si parla di prospettive.
In questo caso posso solo sperare che non diventi un blocco per una carriera lavorativa ma, piuttosto, lo sprint iniziale per una vita piena di soddisfazioni.

Recentemente ci ha incuriosito un dato statistico riguardante l’età media degli startupper.
Infatti, secondo un sondaggio condotto dalla “National Bureau of Economic Research” basato sui dati ufficiali U.S. Census Bureau, l’età media degli imprenditori più innovativi sarebbe pari a 45 anni.

Un dato interessante che va contro l’immaginario comune di una fascia di età ostile nello stare al passo con i tempi.
Entrando nei dettagli di un articolo scritto da Forbes riguardante queste analisi scopriamo che anche in Italia la situazione è in linea con questi risultati.
Infatti nel bel paese l’età media è poco inferiore alla media globale: 43 anni.

Questo sondaggio ci ha spinto ad entrare ancora più nel dettaglio e a guardare nella nostra piccola realtà.

Il coworking è sinonimo di innovazione, un format che va al passo coi tempi, accompagna tante piccole realtà verso la crescita definitiva.
Perciò si può assolutamente definire un’ambiente giovane.

Uno scenario apparentemente perfetto per smentire questi dati statistici.

Una volta analizzati tutti i dati dei nostri clienti guardiamo con stupore il risultato: la media è di 43 anni, esattamente come quella nazionale.

Non ci eravamo mai resi conto di questo fatto, forse perché come detto in precedenza consideriamo il nostro format una novità e di conseguenza abbiamo pensato, sbagliando, che solo i più giovani potessero cogliere questa occasione per far crescere la propria impresa e ambire a raggiungere i propri obbiettivi.

Contenti di aver preso un abbaglio nei confronti di una fascia generazionale spesso sottovalutata dal punto di vista dell’innovazione.

Il motivo è da trovare probabilmente nella voglia di rimettersi in gioco sfruttando un ampio un bagaglio di esperienze lavorative maturate negli anni precedenti.

La speranza è quella di vedere qualche giovane invertire la tendenza e dimostrare la voglia dei ragazzi di oggi di trovare nuovi stimoli, anche nelle piccole realtà come, ad esempio, nella nostra di SpazioTu.

 

FONTE: https://forbes.it/2018/04/16/gli-startupper-di-successo-sono-molto-piu-vecchi-di-quanto-credi/

Una vita scandita da un metronomo a 160 bpm guida gli abitanti di Milano.
Macchine, metropolitane e autobus si mettono in marcia tutte le mattine, rispettando rigorosamente gli standard imposti dal ritmo della città.

Il capoluogo lombardo può offrire tanto dal punto di vista lavorativo, ma per un romagnolo il clima meneghino è soffocante, troppo distante dalla realtà della riviera.

Al confine tra l’Emilia-Romagna e le Marche c’è Cattolica, un paesino di 17’000 abitanti che è un po’ il simbolo della costa adriatica, non a caso la chiamano la “regina”.

Durante la stagione estiva gli abitanti si mettono tutti in moto, dagli albergatori ai bagnini, per offrire ai turisti la vacanza perfetta.

I bar diventano luogo di incontro per scambiare due chiacchiere durante la prima colazione, le spiagge delle vere e proprie famiglie ed i pub serali fanno da cornice ad episodi che diventeranno ricordi indelebili.

E allora perché non sfruttare questo clima creando uno spazio per i liberi professionisti e gli imprenditori della zona?

 

Ecco quindi che Milano, nonostante sia una realtà distante da quella cattolichina, dà lo spunto per un piccolo grande cambiamento: il coworking.

Uno spazio di lavoro condiviso da più persone, ognuna porta avanti la propria attività ma allo stesso tempo ha la possibilità di creare nuove collaborazioni lavorative (e non solo).

Nelle grandi città è un format già in uso da tempo e ha riscosso diverse opinioni positive.

Nella nostra zona SpazioTu è la prima realtà di coworking.
La capacità di relazionarsi dei romagnoli è ineguagliabile, perciò siamo convinti che sia un modello perfetto per Cattolica, un piccolo step per mantenere quell’identità tanto apprezzata dai turisti ed allo stesso tempo un’occasione per modernizzarsi, seguendo la scia delle grandi metropoli.

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SpazioTu Coworking mette a disposizione uffici temporanei già arredati, con utenze e tanti servizi. Come ad esempio il parcheggio, incluso nel canone mensile. Per di più disponiamo di una sala riunioni e una sala conferenze.

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Infatti SpazioTU è prima di tutto un coworking dove ci sono spazi condivisi al fine di incontrare e conoscere professionisti, start-up, freelance e tante altre figure lavorative.

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Lo si può vedere come un nuovo tipo di turismo o come un nuovo tipo di lavoro. L’idea è che ci si sposti in luoghi esotici, per incontrare colleghi e lavorare insieme, finalmente fianco a fianco e non solo attraverso lo schermo di un computer.

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Le lezioni (di due ore ciascuna) si dividono tra teoria e pratica, durante la quale ci eserciteremo a sviluppare esempi utili, anche sulla base di esigenze personali, utilizzando i tre strumenti imparati a lezione. Regolarmente vi verranno dati ESERCIZI da svolgere a casa per fare pratica e delle DISPENSE riassuntive di ogni lezione.

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Veronica D’Andrea diplomata alla Scuola Internazionale di Grafica Venezia lavora da più di 10 anni in studi grafici di comunicazione e pubblicità, passando attraverso il settore della moda. Attualmente è freelance e gestisce un’agenzia pubblicitaria a Rimini.

Come nasce la scrivania

La scrivania come oggetto di lavoro e di arredo nasce agli inizi del 1700.

Inizialmente era un semplice tavolo di scrittura a cui, nel corso degli anni, vennero aggiunti cassetti per riporre oggetti e documenti.
Si possono ricordare diversi tipi di scrivania, dal secolo XIV in avanti è possibile vederne molti varianti, che spesso, ha più l’aspetto di un leggio che di un mobile per scrivere o lavorare.

È presente in molte raffigurazioni di immagini sacre come semplice scrittoio da studio; era spesso un arredo composto da un piano inclinato ed una ribalta.

Nel XVI secolo ci fu un’EVOLUZIONE! Fu a Firenze che si videro le prime scrivanie con piana appoggiata su due elementi, con il piano superiore chiuso a ribalta.

Era un oggetto di lusso per pochi.

Nel corso del 1800 divenne un oggetto più popolare e alla portata di molti; era passato da un oggetto di decoro ad un oggetto di utilizzo pratico.

In Inghilterra, con l’avvento della prima rivoluzione industriale, nacque una prima classe media, e la scrivania divenne quindi un oggetto diffuso un po’ ovunque.
A cavallo tra il 1800 e 1900 molti furono gli artisti che vollero costruire e decorare la scrivania; scrivanie bellissime, con intarsi spettacolari!

La scrivania stava diventando un oggetto di potere!

Inizialmente la scrivania era un oggetto ad utilizzo prettamente maschile; nel 1900, si diffusero le prime scrivanie ad uso femminile; scrivanie a forme sinuose, morbide piccole e maggiormente decorate; nacquero i primi scrittoi a ribaltina o rullo.

Scrivania a ribaltina o “scrittoio con segreti”.

Primo modello di scrivania dal fascino intramontabile è la scrivania a ribaltina.
È stato uno dei modelli di scrivania che hanno fatto la storia dell’arredamento. Si tratta di un oggetto ancora oggi molto ammirato e ricercato.
Spesso la ribaltina è intarsiata, lavorata finemente ed utilizzata come oggetto di arredo di lusso.
Questa tipologia di scrivania era ricercata per la Sua notevole utilità; quando ancora le cassettiere ufficio non esistevano si cercavano angoli dove poter nascondere, alla vista di occhi indiscreti, i propri segreti, i propri documenti.

Dietro la ribaltina spesso venivano creati cassetti, cassettini spesso con serratura; i propri segreti erano al sicuro!

Nel corso del 1900 venne creata la “pedestal desk”, primo modello di scrivania ufficio. Inizialmente era semplice, lineare, con pochi fronzoli; creata da una piana con due semplici gambe.

Scrivania a piedistallo o “pedestal desk”

È il prototipo della scrivania ufficio moderna.
Con l’avvento della scrivania a piedistallo si passò da un mobile di puro arredo ad un mobile di utilizzo pratico.
Sin dai primi del ‘900 era semplice, lineare, pratica. Spesso aveva un cassetto centrale sotto il piano di appoggio.
Da subito è stata inserito anche un pannello frontale con la duplice funzione di nascondere agli occhi dell’interlocutore gambe e ginocchia e come funzione portante.

Con il passare degli anni la scrivania ha avuto un ulteriore evoluzione, nacquero le:

  • scrivanie direzionali:  dedicate ai manager;
  • scrivania operative:  dedicate al personale operativo.

Scrivanie direzionali

La scrivania direzionale deve trasmettere i valori di chi la utilizza, implementandone il personal branding.
Valuta attentamente cosa vuoi comunicare ai tuoi potenziali clienti e ricorda che un arredo per ufficio coerente con i valori aziendali mette a proprio agio il visitatore, ponendolo in un mood più positivo nei tuoi confronti.

Scrivanie operative

La postazione di lavoro operativa deve essere funzionale e comoda.
A differenza di quella direzionale, la scrivania per ufficio operativo viene utilizzata per tutto il giorno per un lavoro video terminale, quindi deve rispettare dei parametri funzionali.

 

Scrivania, scrittoi o banco di lavoro, senza di loro di certo non si può stare…Chissà nel passare degli anni come diventerà questo prezioso oggetto che ci fà compagnia per la maggior parte della giornata…

 

(fonte informazioni: LineKit)

Stai cercando un nuovo libro da leggere? SpazioTu consiglia >>”Artificial Intelligence”

1. Tutto ciò che è nel mondo quando sei nato è normale e ordinario ed è solo una parte
naturale del modo in cui il mondo funziona.
2. Tutto ciò che viene inventato tra quando hai quindici e trentacinque anni è nuovo ed
eccitante e rivoluzionario e probabilmente puoi avere una carriera in esso.
3. Qualsiasi cosa inventata dopo i trentacinque anni è contro l’ordine naturale delle cose

Douglas Adams

Nel prossimo decennio, l’intelligenza artificiale non sostituirà i manager, ma i manager che
usano l’intelligenza artificiale sostituiranno quelli che non lo fanno

Erik Brynjolfsson and Andrew McAfee 

Quelle che hai appena letto sono due frasi prese dal libro in uscita il 27/09 di Alessandro Vitale “Artificial Intelligence”

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Il libro è pubblicato da Egea nella collana sull’innovazione digitale curata da Talent Garden.

E’ rivolto a Manager, persone di business e curiosi che vogliono farsi un’idea per poterla introdurre nella propria organizzazione.

Questo è l’indice 

  1. Artificial Intelligence 
  2. Applicazioni
  3. Machine Learning 
  4. Dati
  5. Persone
  6. Competenze 
  7. Processi
  8. Design
  9. Rischi
  10. Iniziare

L’autore, Alessandro Vitale, ne parlerà a diversi eventi, a partire da Forum Banca e AI+Bots domani. Qui l’elenco completo link

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La modalità di lavoro sta cambiando, si abbandonano gli uffici isolati e si lavora in smart working!! 

Anche Marco Montemagno è uno remoteworker da diversi anni e ce lo dice lui stesso in questo video dove spiega brevemente i pro e i contro di questa nuova realtà lavorativa…

 

fonte video:  YouTube – Lo Smart Working di Marco Montemagno

 

 

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Il primo spazio di coworking è nato a San Francisco nel 2005 ad opera di Brad Neuberg.

Neuberg fonda il primo spazio di coworking space chiamato  The Spiral Muse (non The Hat Factory come spesso leggiamo), che Brad teneva aperto per due giorni alla settimana, grazie al supporto economico del padre. Lo spazio rimase aperto circa un anno.

Successivamente fonda The Hat Factory, in un loft sempre a San Francisco.

A dargli man forte sono arrivati Tara Hunt e Chris Messina, con cui ha formato un team di divulgatori che ha fatto conoscere il coworking, grazie alla creazione del Coworking Wiki e del Coworking Google Group

Il fenomeno del coworking è arrivato in Italia tra il 2008 e il 2010 e si è sviluppato seguendo tre strade. Il coworking ibrido: uno spazio nato come ufficio tradizionale e riadattato per assolvere le funzioni di uno spazio condiviso (è il caso, per esempio, di Cowo la prima rete di coworking aperta in Italia nel 2008);

il coworking importato: un network estero già avviato e funzionante che ha aperto filiali anche in Italia (come nel caso di The Hub, poi divenuto Impact Hub, aperto a Milano nel 2010);

il coworking nativo: un’attività pensata fin dal principio come coworking e sviluppata in Italia (il primo esempio è stato Toolbox Coworking, aperto a Torino nel 2010, con 1000m² di spazi condivisi che lo resero il più grande del Paese). Nel 2016 il fenomeno del coworking ha raggiunto, solo in Italia, 300 spazi attivi; quello stesso anno una pubblicazione dell’IRES Piemonte ha indicato gli spazi di coworking come una delle strade percorribili per porre rimedio all’abbandono dei vuoti post-industrial.

Sono sempre di più gli spazi di coworking, e sempre di più le persone che entrano a far parte di questa nuova realtà attirati dalle incredibili possibilità che questo spazio di lavoro può offrirti.

Non è semplicemente il “posto in cui lavori”, l’attività del coworking è il raduno sociale di un gruppo di persone che stanno ancora lavorando in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento, con le quali possono nascere nuove collaborazioni.

Business, relazioni, soluzioni…co-working.

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I box sono limitati quindi affrettati e prenota subito il tuo ufficio temporaneo!!

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🇬🇧Inglese A1/A2: Mercoledì e Giovedì dalle 20:30 alle 22:00

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Vi aspettiamo!!
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per introdurli nel mondo dell’inglese giocando e facendo merenda!!
Mentre la mamma si gusta un caffè!

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SpazioTu è di nuovo in espansione!!

Ogni Giorno cerchiamo di andare incontro alle esigenze di tutti, mettendo a disposizione ogni tipo di workstation, con metrature e costi diversi cercando di creare il tuo spazio ideale.

Da qui nascono i Nuovi Box Office al civico 129 dalla comodità unica, con ampio parcheggio a disposizione

2 tipologie di Spazi
-Box Singolo (ma se vi è comodo, può diventare anche doppio)
-Box Doppio (stessa storia se ci state, potete occuparlo anche in 3)

I box sono già arredati di scrivania, sedia con ruote, cassettiera e libreria; e ovviamente non vi lasciamo senza cestino e attaccapanni, fanno parte dell’arredamento!!

Dovete solo renderlo vostro!! riempiendo il vuoto con i vostri oggetti personali, per sentirvi come a casa, ma con la giusta privacy per dedicarvi al meglio al vostro lavoro…

Ma non dimenticatevi di fare una pausa!!
Spesso lavorando in autonomia ci si immerge nel proprio mondo e ci si dimentica di fermarsi…SBAGLIATISSIMO!
Molti studi dimostrano che per lavorare al meglio il nostro cervello ha bisogno di una pausa ogni massimo 4 ore!

Eh cosa c’è meglio di CaffeTu per fare la giusta pausa??
A SpazioTu disponiamo anche di un’area relax, il bar CaffèTU!
Dove potete distrarvi quel che basta o fare due chiacchere con un’altro coworker, che magari può aiutarvi nel vostro settore lavorativo con il suo!!

Perché è questo il bello del Coworking, non è solo un posto di lavoro, ma è un punto d’incontro di menti, di persone che si occupano di tante cose diverse; imprenditori, ingegneri, giornalisti, web designer, web marketing, esperti nel campo audio&video, turismo, ecc ecc

Fantastico NO?

Tutti abbiamo bisogni dei nostri Spazi e con tutte le utenze e tanti altri servizi inclusi è ancora meglio!
-stress + coworking!!

Certo, il movimento del coworking può essere un moda, ma questi ricercatori dicono che esso
ha una base psichiginosa sorprendentemente forte!!
Dipendenti come General Electric, Walmart e Toyota, stanno andando a vedere in prima persona come la Menlo Innovations, una società per lo sviluppo del software, stia reinventando il nostro modo di lavorare.

Menlo, secondo il CEO di Richard Sheridan, ha cercato di interrompere un’industria di sviluppo di software in crisi e impostare uno standard di qualità ottimizzando il proprio ambiente di lavoro.
A Menlo, i programmatori lavorano in coppia che ruotano ogni cinque giorni e la struttura sociale della società è progettata per aiutare i collaboratori a collaborare.
Recentemente l’azienda ha ampliato il suo ufficio per consentire agli startup e agli imprenditori di lavorare
dallo spazio accanto ai programmatori di Menlo, generando connessioni e innovazione nel processo

Più che un’altra curiosità alla moda del settore tecnologico, questo approccio sembra avere una forte base
nella psicologia delle prestazioni. Ovviamente, nel suo esperimento, Menlo Innovations non è certo solo.

Ultimamente, anche le aziende tradizionali, tra cui quelle che guidano Menlo, hanno emulato alcuni elementi di
collaborazione per incoraggiare i loro dipendenti ad interagire di più.
Il portavoce Laura Paredes, General Electric prevede di realizzare gran parte della sua nuova sede di Boston,
che aprirà nel 2018, accessibile al pubblico per l’innovazione, l’apprendimento e la collaborazione
E secondo i ricercatori che hanno studiato l’efficacia del coworking, servono tutti a qualcosa. Ecco perché….

    DUE OBIETTIVI UMANI DI BASE CHE COPERANO FONDAMENTI <---

Si scopre che gli spazi di coworking, dove i lavoratori sentono un senso di autonomia individuale che è ancora legata a un senso di collaborazione, tendono a colpire quell’attento equilibrio tra quei bisogni cruciali –
in modi che non solo il freelance solista né l’esperienza di ufficio tradizionale di solito forniscono..

I colleghi hanno anche la libertà di definire letteralmente il proprio ambiente – che alcune ricerche suggeriscono può migliorare notevolmente le prestazioni e la produttività dei lavoratori.

Indipendenza, adattabilità, flessibilità: queste caratteristiche sono le necessità umane fondamentali.

Quindi non è sorprendente che siano stati collegati a risultati positivi anche sul posto di lavoro,
dal miglioramento delle prestazioni a livelli più elevati di impegno e impegno dei dipendenti.

Essi contribuiscono anche a spiegare perché più aziende abbracciano orari flessibili di lavoro – molti degli stessi, infatti, che stanno esplorando la collaborazione.
GE, Parades, ora offre flessibili modalità di lavoro per tutti i suoi dipendenti Usa, a patto che abbiano ottenuto l’approvazione dei loro manager.

    COMUNITÀ CHE MINIMIZZANO LA CONCORRENZA INTERNA<---

Ma questa non è tutta la storia, i ricercatori del Michigan hanno scoperto che:
L’autonomia e la flessibilità possono essere cruciali, ma il vostro ambiente di lavoro non è l’unico fattore positivo.
L’altro vantaggio fondamentale che gli spazi di collaborazione tendono ad offrire è un senso di comunità,
non solo di qualsiasi comunità, ma in cui la gente, come dice il dottor Spreitzer, è “libero di essere se stesso” perché non sente di essere in competizione Con quelli intorno a loro. Di conseguenza, le idee sono più comunemente condivise.

Spreitzer, Garrett e il loro terzo collega, il dottor Peter Bacevice, hanno scoperto che questo tipo di spirito comunale fornisce l’alimentazione necessaria all’autonomia.
Mentre troppa libertà può effettivamente danneggiare la produttività, innestare una struttura comunitaria su una già flessibile fornisce ciò che si definisce “il grado ottimale di controllo”

Tipicamente, le persone si uniscono in spazi di coworking perché vogliono essere parte di una comunità mentre ancora fanno la propria cosa.

Ecco un membro del coworking che il candidato di dottorato Lyndon Garrett ha intervistato come parte della ricerca:

Le aziende tradizionali stanno cercando di creare lo stesso senso di serendipity. AT & T ha creato spazi di coworking dove gli ingegneri dell’azienda si mescolano con sviluppatori indipendenti e start-up per accelerare il ciclo di innovazione di AT & T.

Quindi se più datori di lavoro seguiranno nei mesi e nei prossimi anni, non stanno solo saltando su un carro di
tendenza alla moda. Certo, potrebbero anche farlo, ma stanno anche cercando di sfruttare la scienza che aiuta a
spiegare ciò che fa funzionare la gente da solo e insieme.

Un’articolo di WENDY MARX Presidente di Marx Communications, una pluripremiata agenzia boutique B2B Public Relations, nota per aver trasformato aziende e dirigenti, tra cui start-up, in leader di pensiero.

SMART WORKING? LEGGE APPROVATA!!


Lo smartwork (o lavoro agile) ormai è diventato uno slogan ed è stato approvato dal Senato nei giorni scorsi. Una medaglia da appuntare sul petto per le aziende. Una boccata di ossigeno per i dipendenti che continuano a fare acrobazie per tenere insieme compiti familiari e lavoro. Dove sta la fregatura? In effetti sì, viene da chiederselo. A sentire imprese, lavoratori (e sindacati) a ormai 6-7 anni dall’inizio in Italia di questo cambio di paradigma dell’organizzazione aziendale i pro restano maggiori dei contro. 

A breve sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto «statuto del lavoro autonomo» che contiene anche il riconoscimento e la disciplina del lavoro agile come modalità organizzativa. «Abbiamo chiarito le regole per quanto riguarda sicurezza del lavoro e assicurazione dei lavoratori, ora tocca alle aziende saper cogliere l’opportunità», diceva ieri il presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte all’inaugurazione della settimana del lavoro agile milanese. Certo su alcune questioni un ordine del giorno promosso dal presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi impegna il governo a emanare atti interpretativi rispetto alle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria dei lavoratori e in particolare per gli infortuni in itinere (che in questo caso possono riguardare tragitti diversi dal solito casa-ufficio).

Per tanti che iniziano c’è chi lo pratica già da anni. È il caso di Cesare Rosa Clot ha 40 anni e lavora all’ufficio pratiche edilizie. Spesso «riceve» i cittadini via Skype. Così ciascuno sbriga la pratica stando a casa propria. «Tutto è partito con la digitalizzazione interna dei processi — spiega Rosa Clot —. Nel nostro settore in 12 lavoriamo agile due giorni alla settimana. Siamo partiti a settembre dell’anno scorso. Funziona. E anche i cittadini sono più soddisfatti perché si risparmiano viaggi e attese in coda». Da notare: Rosa Clot non è un’eccezione. Ormai sta emergendo da diverse ricerche come a scegliere lo smartwork siano più spesso gli uomini delle donne.

Tornando al privato, il fatto che le aziende smart siano aumentate prima ancora dell’entrata in vigore della legge vuol dire che l’impresa ci guadagna. «La produttività sale del 15-20%», stima Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smartworking del Politecnico di Milano.

Il lavoro agile sta crescendo sempre di più, sono sempre di più le aziende che lo scelgono, ma dove lavoro??

Per prima cosa è importante ricordare che “lavorare da remoto” non significa necessariamente lavorare da casa. Se l’idea di rendere la vostra casa il vostro ufficio vi spaventa, ci sono centinaia di luoghi adatti da cui si può svolgere lo smart working. Uno di questi è lo spazio coworking e ufficio condiviso, una modalità di lavoro che favorisce il networking, in uno spazio in condivisione e con opzioni flessibili!

Il coworking è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. L’attività del coworking è infatti il raduno sociale di un gruppo di persone che stanno ancora lavorando in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.

 

 

 

Per conoscere tutte le novità in materia di SOSTEGNO FISCALE per IMPRESE, STARTUP e PROFESSIONISTI nell’ambito dell’Industria 4.0, partecipa al WORKSHOP tenuto dai Commercialisti 3.0 Venerdì 20 Aprile alle ore 17.00 negli spazi di SpazioTu -Coworking Cattolica-

Verrà illustrato il Piano Nazionale Industria 4.0 per poi passare a trattare le agevolazioni fiscali previste nel piano industria 4.0:
-gli incentivi agli investimenti in beni strumentali nuovi (iper e maxi ammortamento)
-detrazioni d’imposta per chi investe in ricerca&sviluppo
-detrazioni per chi investe in start up innovative (sulle start up innovative potremmo concentrarci di più spiegando cosa sono, dove operano e che benefit hanno)
-fondo di garanzia per i finanziamenti bancari ed il contributo smart&start (sono due forme di intervento statale, la prima è una garanzia offerta dallo stato e la seconda è un mutuo a tasso zero)

iscriviti qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-le-agevolazioni-fisca…,
l’evento è gratuito e i posti sono limitati!

Venerdì 24 marzo si svolgerà a Cattolica la prima “colazione di lavoro”. Si tratta di un appuntamento rivolto a imprenditori e professionisti che, dalle 8:30 alle 10:00 del mattino potranno seguire due speech tenuti da due esperti di marketing e comunicazione. Stefano Paolucci illustrerà l’importanza di utilizzare Google My Business, mentre Davide Bertozzi mostrerà invece come utilizzare lo strumento Lookalike per la pubblicità su Facebook. In seguito agli interventi verrà lasciato spazio ad un matching aziendale, dove i presenti potranno confrontarsi e conoscersi. 

SpazioTu è il primo coworking di Cattolica volto a creare connessioni e maggiori opportunità di lavoro. Scegli lo spazio per il tuo business, in ambienti che uniscono funzionalità e design per il tuo ufficio e per gli spazi condivisi.

Corsi di Lingue

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Corsi di Inglese, Francese, Tedesco, Russo, Spagnolo e Italiano per stranieri presso SpazioTu!Adatti a qualsiasi livello (principiante, intermedio, avanzato, conversazione e/o specializzati nel settore del turismo e del commercio)

I corsi saranno tenuti da insegnanti madrelingua e con fondata esperienza nell’insegnamento.

Al costo totale di € 99 euro per 10 lezioni da 1h30 ciascuna.

Corsi*:

Inglese (Base) 
Gruppo A: Lunedi Mattina / Venerdì Mattina –  Gruppo B: Martedì Pomeriggio / Venerdi Pomeriggio

Inglese (Conversazione – Business & tourism english)
Gruppoa A: Martedì Mattina – Gruppo B: Sabato Pomeriggio

Francese
Gruppo A: Martedì Mattina / Giovedì Mattina – Gruppo B: Martedì Pomeriggio / Giovedì Pomeriggio

Tedesco
Gruppo A: Lunedì Pomeriggio / Mercoledì Pomeriggio – Gruppo B: Mercoledì Mattina / Venerdì Mattina

Russo
Martedì Pomeriggio – Giovedì Pomeriggio

Spagnolo
Mercoledì pomeriggio – Venderdì pomeriggio

Italiano
Lunedì mattina – Giovedì mattina

*i giorni e gli orari possono variare

Per informazioni potete contattare SpazioTu al 331 88 51 434 o a info@spaziotu.com

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