Tag: SpazioTu

Il nostro coworker Giovanni Ronci ha rilasciato due corsi gratuiti molto interessanti.

Il primo corso è dedicato alla ricerca delle keywords per i vostri articoli di blog (o in generale per qualsiasi pagina web). Siamo nel 2020, Google è cambiato tanto negli ultimi anni. Cambiamenti che non possiamo ignorare se vogliamo avere successo.

Il mini corso gratuito risponde a questa domanda: come si trovano oggi le keywords migliori, capaci di attrarre clienti selezionati e realmente interessati agli argomenti di cui parlate?

Dopo aver posizionato decine e decine di blog e siti web, e a grande richiesta, Giovanni e i suoi collaboratori hanno deciso di mostrarvi esattamente i passaggi, e le considerazioni, che fanno tutti i giorni quando devono scrivere per i loro blog o quelli dei loro clienti.

È facile da seguire, e potrete usare il metodo ogni volta che vorrete andare a intercettare tutte le keywords più importanti per sviluppare il vostro business.

VAI AL CORSO KEYWORDS

Il secondo corso è su un argomento diverso, ma ugualmente attuale: si parla di produttività e lavoro da casa. Quello che chiamano Smart Working, non sempre è tutto rose e fiori. Spesso, lavorare da casa crea più distrazioni e ansie di quanto non avvenga in ufficio.

In questo mini corso gratuito, hanno selezionato 5 consigli specifici e concreti per organizzare la giornata e la vostra postazione di lavoro, seguendo un approccio che riuscirà a sorprendervi.

VAI AL CORSO LAVORO DA CASA

Per ognuno, consigli diretti per mettere in pratica e risorse per approfondire. Date un’occhiata alle pagine dei corsi.

Due corsi diversi, gratuiti e pratici, da provare subito.

Buona formazione!

Tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della Salute e di quanto riportato nel documento “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto il 14/03/2020 ed integrato con i vari provvedimenti successivi, di seguito si riportano per punti le ulteriori misure di contrasto e contenimento adottate da SpazioTu di H.B. Cattolica srl.
In ogni civico aziendale sono presenti cartelli segnalatori e dépliant con le prescrizioni dell’ Autorità (Misure igienico sanitarie a seguito del DPCM del 04/03/2020 del Ministero della Salute);

1. INFORMAZIONE:
· È fatto obbligo ad ogni coworker di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37,5°C) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e/o l’autorità sanitaria;

2. MODALITA’ DI INGRESSO AL COWORKING
· L’accesso e la permanenza negli spazi comuni di SpazioTu sarà consentito solo indossando la mascherina protettiva (mentre è raccomandato l’utilizzo dei guanti) e mantenendo la distanza di sicurezza di 1mt fra le persone.
· Le porte di ingresso saranno aperte secondo i normali orari di segreteria (8.30 – 18.30 Lun/Ven) ma tutti i coworker potranno accedere al proprio box privato tramite badge in qualsiasi orario, in totale autonomia.

3. ACCESSO AL PUBBLICO ESTERNO/MODALITA’ DI CONSEGNA DELLA POSTA
· SpazioTu al fine di evitare assembramenti adotterà comportamenti atti a calmierare l’accesso del pubblico esterno. La permanenza delle persone nelle zone di transito e nelle aree comuni dovrà essere limitata allo stretto necessario e sempre indossando la mascherina protettiva.
· I fattorini dei servizi postali non consegneranno più i pacchi direttamente in reception ma li lasceranno nell’apposito spazio creato al civico 123.

4. PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA
· La pulizia e la sanificazione degli ambienti comuni vengono effettuati da ditte specializzate e dal personale di SpazioTu, dotato di: disinfettante, guanti e mascherina

5. PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI
· Al civico 123 (ma a disposizione anche degli altri civici) è garantita la presenza di detergenti disinfettanti per le mani e per le superfici.
Protocollo Coronavirus SpazioTu 04052020 2
· Si richiede ad ogni coworker di lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzione alcolica disinfettante e di sanificare le superfici con cui entra maggiormente a contatto;
· Per l’utilizzo della stampante e del distributore automatico è obbligatorio l’utilizzo dei guanti.

6. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
· La nostra è una realtà in cui ogni coworker ha il proprio box privato, in perfetto isolamento, e lavora in totale indipendenza e sicurezza. All’interno del box ufficio il rispetto delle normative è demandato ai coworker stessi. · Per quanto riguarda gli spazi comuni (bar e zona lounge) è necessario mantenere la distanza di almeno 1 metro tra le persone e di indossare la mascherina.

7. GESTIONE SPAZI COMUNI E SALE
· A mero scopo cautelativo la sala conferenza e la sala riunioni saranno tenute chiuse al pubblico esterno fino a data da destinarsi.
· Il loro eventuale utilizzo da parte dei coworker sarà consentito (a capacità ridotta) solo quando queste fossero funzionali a garantire la sicurezza dei clienti ospiti.
· L’accesso al bar è consentito per un massimo di 2 persone alla volta.
· Servizio di stampante regolarmente attivo nella zona lounge fruibile solo con l’utilizzo di guanti.
· Sono sospesi i servizi di Membership e di utilizzo di postazioni condivise.

8. ORGANIZZAZIONE AZIENDALE DIPENDENTI DI SPAZIOTU
· I nostri dipendenti adottano tutti i presidi di sicurezza necessari (mascherina, guanti, pulizia e sanificazione del proprio banco di lavoro al cambio turno) e lavorano a turnazione senza sovrapposizione di orario, anch’essi in ufficio isolato schermato da vetro e utilizzando email e telefono come mezzo di contatto con i coworker.

9. GESTIONE ENTRATA DEI COWORKER
· Prima di accedere a SpazioTu è fatto obbligo a chiunque di dichiarare la presenza di eventuali condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio, contatto diretto con persone dichiarate ufficialmente positive al virus nei 14 giorni precedenti, ecc.) per le quali le Autorità hanno imposto di rimanere presso il proprio domicilio, informando il medico di famiglia, l’Autorità sanitaria e lo Staff di SpazioTu (tramite a info@spaziotu.com mail o telefono +39 331 8851434 ).

10. SPOSTAMENTI INTERNI
· Gli spostamenti all’interno di SpazioTu devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali;

I Coworking in Italia nel 2019 sono cresciuti. Sono nati 40 nuovi spazi condivisi raggiungendo la media è di 1 Coworking ogni 84.000 abitanti

Coworking in Italia nel 2019 sono cresciuti. Stando ai numeri di Italian Coworking con la sua ICS 2019. Sono infatti nati 40 nuovi spazi nella penisola superando quota 700. Il numero è davvero interessante se si pensa che appena 10 anni fa, nel 2010, se ne contavano appena una decina.
La media è di 1 Coworking ogni 84.000 abitanti.

L’area con maggior diffusione è il Nord Ovest che con 252 spazi condivisi rappresenta il 36% dei Coworking in Italia nel 2019.
A seguire il Nord Est con 173 spazi condivisi, il centro con 145, il Sud con 93 e le isole con 41. Se entriamo nel dettaglio la regione che recita la parte del leone è la Lombardia con 184 Coworking, a seguire Veneto, Emilia Romagna e Lazio.

 

 

 

Il Coworking in Italia 2019: città o provincia?

A un primo avviso potrebbe sembrare un fenomeno che riguarda i grandi centri urbani ma è un fenomeno piuttosto variegato. Milano con 91 Coworking e 1 spazio ogni 14mila abitanti guida la particolare classifica. Al secondo posto Roma con 5 Coworking, 1 ogni 45mila abitanti e al terzo posto Torino con 24 Coworking, 1 ogni 36mila abitanti, che nel 2019 si mostra una realtà piuttosto dinamica nel 2019 con diverse nuove aperture.

Ma sono i piccoli centri a sorprendere. Infatti 1 Coworking su 4 ha sede in centri urbani al di sotto dei 50mila abitanti e la metà di questi opera in comuni al di sotto dei 20mila. Non è difatti un caso che regioni come Veneto ed Emilia Romagna dove non sono presenti gossi agglomerati urbani siano invece le realtà più dinamiche del territorio e viaggino con una media di 1 Coworking ogni 60-65mila abitanti.

 

Coworking in Italia: una realtà variegata

 

Come abbiamo detto le statistiche sul Coworking in Italia nel 2019 ci mostrano una realtà piuttosto variegata. Si va da aziende strutturate e focalizzate sul business del Coworking ad aziende che usano il Coworking come un aspetto accessorio del proprio business. Si va da spazi ristretti sotto i 100 mq a strutture oltre i 1000 mq.
Da questo punto di vista l’interpretazione italiana del Coworking è piuttosto fantasiosa e risponde a esigenze diverse sul territorio nazionale. Dal sociale ai laboratori, dagli studi professionali ai Coworking rurali.

 

Coworking – redditività

 

 

Nel complesso sono il 39% dei Coworking ad essere in attivo e il 17% in perdita. Le aziende giovani sono quelle che ovviamente soffrono i costi di avviamento. Infatti fra le neonate nel 2017-2018 solo il 21% è in attivo, percentuale che migliora al 44% per le nate nel 2015-2016 e addirittura al 53% per quelle nate nel 2011-2014 con una percentuale appena del 10% delle aziende in perdita.
Ma il discorso cambia ancor più se lo rapportiamo alla superficie. Le aziende che gestiscono Coworking con spazio superiore ai 1000 mq sono al 92% in attivo e al 8% in pareggio. Zero perdite. Il zero perdite viene anche registrato per le aziende che gestiscono superfici sotto i 100 mq dove però la maggior parte è in pareggio con il 63% e il 37% in attivo.
Le categorie di mezzo sono quelle che soffrono maggiormente e in particolare quelle che sono fra i 600 mq e 1000 mq dove si registra la maggior percentuale di aziende in perdita che è del 30% e appena 30% in utile, quasi a testimoniare che o si fa il salto e si diventa una grossa azienda in grado di creare quella massa critica in grado di ammortizzare i costi di gestione o se no, si rischia di rimanerne soffocati.

 
I risultati del Coworking professionale

Infatti ne è dimostrazione il sottoinsieme di quelle aziende che sono focalizzate sul Coworking. In questo caso che gestisce superfici superiori ai 1000 mq è al 100% in attivo.Lo stesso discorso vale per le superfici piccole intorno ai 100%. La categoria più bastonata è quella che gestisce superfici tra i 601-1000 mq dove non ci sono aziende che fanno utili e al 33% sono in perdita.
L’area geografica dove ci sono le aziende più profittevoli è il Nord-ovest dove al 48,48% fanno utili e appena il 9,09% è in perdita. Il Nord-Est presenta un sostanziale equilibrio con aziende al 40% in utile e al 19% in perdita. Centro, Isole e Sud hanno invece percentuali più alte in temine di perdite e più basse come utili.

La mappatura fornita da Italian Coworking ci da idea di un’Italia che usa il Coworking, che lo apprezza come soluzione ma che in molte aree lo usa come strumento finalizzato a contenere i costi e non come vero e proprio strumento di sviluppo economico del territorio.

 

Fonte: Rent or Share ( https://www.rentorshare.net/i-numeri-del-coworking-in-italia-nel-2019/ )

Quello che stiamo vivendo sarà il più grande esperimento del mondo di smart working. Lo ha detto Bloomberg, lo confermano gli esperti. «Superata la paura del Coronavirus, resterà una lezione per le aziende: il telelavoro ha grandi vantaggi e sarà adottato sempre più». Domenico De Masi è un attento osservatore della nostra società. Professore emerito di Sociologia del lavoro all’università La Sapienza di Roma, 82 anni, pioniere e visionario, è stato il primo in Italia a credere nel telelavoro. Trent’anni fa ha fondato la Società Italiana Telelavoro (Sit), senza scopo di lucro. Era convinto che il fenomeno partisse subito, invece il nulla. Poi è arrivato Internet. E ancora nulla. O meglio:

«GRAZIE ALLA RETE, TUTTI TELELAVORIAMO IN VACANZA, SUI TRENI, NEL TEMPO LIBERO. MA NON LO USIAMO COME DIRITTO».

De Masi si è battuto per far approvare una serie di leggi, togliere gli intoppi burocratici, progredire. Sono passati molti anni dalle sue prime battaglie. Il telelavoro è diventato smart working, e oggi c’è un Osservatorio del Politecnico di Milano che lo studia e lo osserva («Ma sei anni fa quando siamo partiti ci guardavano come alieni» commenta l’ufficio stampa). L’Italia ha una legge tra le più avanzate in Europa (legge 81 del 2017). Gli smartworker, ossia quei lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro, sono ormai circa 570mila. Diffuso soprattutto nelle grandi aziende (è una realtà nel 58% dei casi), il lavoro agile piace e conquista tutti. Il 76% degli smartworker è soddisfatto. «Su centinaia di migliaia di telelavoratori, dopo tre mesi di prova, nessuno ha voluto tornare indietro» commenta De Masi.

Partiamo da una sua definizione. Telelavoro significa?

«Lavorare da ovunque»

La filosofia alla base?

«Da un’organizzazione di processo, in cui io capo controllo te dipendente in ogni momento, si deve passare a un’organizzazione di obiettivo, in cui si valutano i risultati. Hai un lavoro da portare a termine entro un tempo stabilito. Che tu lo faccia a casa, al bar, di notte o all’alba o aiutato da qualcuno, a me non deve interessare. Eppure l’Italia resta indietro rispetto all’Europa».

Perché in Italia non attacca?

«Primo: perché c’è una resistenza patologica al cambiamento. Secondo: per quella che io chiamo la Sindrome di Clinton. I capi vogliono avere i loro dipendenti a portata di mano, così come Clinton voleva avere la sua stagista nella porta a fianco. È una sorta di erotismo che prescinde dall’erotismo vero e proprio. Se gli togli il dipendente sottomano, il capo si sente depauperato».

Cosa succederà secondo lei?

«Abbiamo bisogno delle “pestilenze” per capire i numerosi vantaggi del telelavoro che conosciamo tutti benissimo».

Facciamo un ripasso. I vantaggi per il lavoratore?

«Risparmio di tempo (c’è chi butta via due ore di viaggio ogni giorno), risparmio di soldi (benzina, biglietti di treni, aerei, metro). Risparmio del pericolo di incidenti lungo il percorso. Più tempo per se stessi, per famiglia, amici, vicini di casa. Si decide dei propri orari, si conciliano interessi e propensioni. Si lavora in autonomia, per risultati».

Aumenta anche la produttività?

«Sì. È scientificamente dimostrato. Uno studio del 2015 dell’Università di Stanford ha rivelato che la produttività tra i dipendenti dell’agenzia di viaggi cinese Ctrip era aumentata del 13% con il telelavoro. In Italia secondo le mie stime, si resta in ufficio over time almeno due ore in più al giorno. E non sono retribuite. In Germania alle 17 sono tutti fuori ufficio. Lavorano 1.400 ore l’anno. In Italia lavoriamo 1.800 ore l’anno. Una follia. La cosa interessante è che lavorando 1.400 ore hanno una produttività maggiore del 22%. Perché avere molto tempo per lavorare rilassa, tutto diventa più tranquillo, si va al bar, non si lavora in modo organizzato. Ma c’è anche qualcosa di più romantico…».

Cosa?

«Ero un amico personale di Sartre. Che non avrebbe mai scritto tutto quello che ha scritto se avesse lavorato chiuso in un ufficio. Lavorava dal Cafè de Flore a Parigi, vedeva ogni giorno facce diverse e la sua produttività era al massimo».

Vantaggi per le aziende?

«Il posto di lavoro costa. Spazio, affitti, mobili, riscaldamento. Chi adotta il telelavoro ha meno costi. Personalmente ho eliminato l’ufficio e risparmiato 10mila euro al mese. Si riduce anche la conflittualità tra le persone. Si inducono i capi a organizzarsi per obiettivo: e questo è un enorme passo avanti. Poi ci sono i vantaggi per la comunità…».

Quali?

«MENO INQUINAMENTO, MENO RUMORE, MENO TRAFFICO, MENO SPESE PER LE MANUTENZIONI STRADALI. CI GUADAGNANO TUTTI».

«Non c’è un motivo valido per non accettare il telelavoro se non che siamo così assuefatti a questo modo di lavorare e a fare chilometri per recarci in ufficio che la possibilità di non farlo ci sembra impensabile. Poi ci sono attrattive: l’azienda è anche un luogo erotico, è un diversivo rispetto alla famiglia e non c’è dubbio».

Ma il telelavoro è per tutti? C’è chi dice che la gente a casa si deprime o vive isolata…

«Si tratta di riorganizzarci, facendo combaciare la vita con il lavoro: ora sono due cose separate. Si va in un quartiere per lavorare e si torna in un altro quartiere per dormire. Finiamo per essere estranei in entrambi i quartieri. Mezza città è vuota di giorno e mezza di notte. Spese doppie e proliferazione dei costi. Se invece abbiamo un solo quartiere per casa e lavoro, ci radichiamo e finiamo per esserne parte integrante. Nascono nuovi rapporti con le persone del quartiere e si rivitalizzano le zone morte».

E le pause caffè, le chiacchiere alla macchinetta, il contatto umano?

«Personalmente esco a pranzo e a cena con i miei collaboratori. decido di vederli spesso e quando voglio. e loro fanno la stessa cosa con me».

Tutti i lavori sono telelavorabili?

«Sì, nel 70% dei casi. In Italia su 23 milioni di lavoratori, il 70% sono impiegati, manager, dirigenti, professionisti. Il numero di persone che possono telelavorare è aumentato enormemente. Certo, non può telelavorare un chirurgo, un medico, un pompiere o l’avvocato quando ha un dibattimento in aula. I magistrati da sempre si portano a casa il lavoro. Sono stati i primi».

Il telelavoro crea nuovi posti di lavoro?

«Secondo i miei calcoli, se i manager e i quadri uscissero in orario si recupererebbero 300mila posti. Perché oggi, restando di più in ufficio, lavorano al posto di altri. Ed è un lavoro non pagato».

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo?

«Possiamo telelavorare. È un nostro diritto. Non esistono impedimenti giuridici. Occorre che il sindacato dell’azienda faccia un accordo con i datori di lavoro. Telelavoro per tutti o per metà del tempo o per gradi. O per le donne, ma qui c’è la vera controindicazione del lavoro».

Quale?

«Se a richiedere il telelavoro sono solo le donne, finiranno per avere il doppio ruolo in casa. Le donne dovrebbero pretendere che anche l’uomo faccia telelavoro, così da suddividere i compiti».

Che cosa immagina dopo questa emergenza?

«Posso fare una provocazione? Immagino che tutti si ammalino di Coronavirus, tutti siano costretti a telelavorare per venti giorni, che tutti guariscano felicemente e, avendo provato la bellezza del telelavoro, chiedano o propongano di telelavorare. Il futuro va verso questa direzione».

 

Fonte: Millionaire ( https://www.millionaire.it/smart-working-de-masi-lezione-per-le-aziende/?fbclid=IwAR2V3HuTzQndTVO1pnczTvaedMJHB5QyUfD4-Zw2rhkNK2_JS-7yRA73E3s )

In Giappone la settima lavorativa di appena 4 giorni fa impennare le vendite. In Italia ci sono 570mila smart worker che scelgono orario e luogo più adatti

 

La settimana corta alla giapponese ha fatto scuola. Nel paese del sol levante il colosso Microsoft ha fatto una piccola rivoluzione dove il culto del lavoro è proverbiale: settimana lavorativa di 4 giorni, dal lunedì e al giovedì e il risultato è eclatante con la produttività aumentata del 40%.
Come sede dell’esperimento, nell’ambito del progetto “Work-Life Choice Challange”, per promuovere un più sano equilibrio tra lavoro e vita privata, è stata scelta la sua sede di Tokyo, dove lo scorso agosto, i suoi 2.300 dipendenti hanno usufruito di tre giorni di riposo alla settimana. Ebbene, la produttività, misurata in termini di vendite per dipendente, è aumentata del 39,9% rispetto allo stesso mese del 2018.

Nell’ambito dello stesso progetto, Microsoft intende anche finanziare vacanze di famiglia per i dipendenti. «Lavora per un breve periodo di tempo, riposa bene e impara molto – sottolinea l’amministratore delegato di Microsoft Giappone, Takuya Hirano – Voglio che i dipendenti pensino e sperimentino come sia possibile ottenere gli stessi risultati con il 20% di tempo lavorativo in meno».

 

Chi lavora più ore in Europa? La classifica animata dal 1995 a oggi

L’esperimento ha rilevato benefici non solo in termini di produttività e felicità dei dipendenti: le assenze, durante la settima di 4 giorni, sono diminuite del 25% e il consumo di elettricità in ufficio è calato del 23%. È stato stampato il 59% in meno di carta e il 92% dei lavoratori ha detto di gradire la settimana corta.

E in Italia? I lavoratori dipendenti che godono di flessibilità e autonomia nella scelta dell’orario e del luogo di lavoro crescono e sono arrivati a quota 570mila in crescita del 20% rispetto al 2018 secondo l’osservatorio smart working del Politecnico di Milano

Un esercito di “smart worker” con un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della sua professione, contro il 55% degli altri dipendenti; uno su tre si sente pienamente coinvolto nella realtà in cui opera e ne condivide valori, obiettivi e priorità, contro il 21% dei colleghi.

 Nel 2019 la percentuale di grandi imprese che ha avviato al suo interno progetti di smart working è del 58%, in lieve crescita rispetto al 56% del 2018. A queste percentuali vanno aggiunte un 7% di imprese che ha già attivato iniziative informali e un 5% che prevede di farlo nei prossimi dodici mesi. Del restante 30%, il 22% dichiara probabile l’introduzione futura e soltanto l’8% non sa se lo introdurrà o non manifesta alcun interesse. A fronte di questa crescita modesta, c’è da registrare un aumento di maturità delle iniziative, che abbandonano lo stato di sperimentazione e vengono estese ad un maggior numero di lavoratori: circa metà dei progetti analizzati è già a regime e la popolazione aziendale media coinvolta passa dal 32% al 48%.

 È tra le pubbliche amministrazioni che si registra la crescita più significativa: in un anno nel settore pubblico raddoppiano i progetti strutturati di Smart Working (passando dall’8% al 16%), dove il 7% ha attivato iniziative informali (l’1% del 2018), il 6% le avvierà nei prossimi dodici mesi. Le più avanzate sono le PA di grandi dimensioni, che nel 42% dei casi hanno già introdotto iniziative strutturate e nel 7% hanno attivato iniziative informali. Secondo le organizzazioni, i principali benefici riscontrati sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Ma la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%), anche se il 46% dei manager dichiara di non aver riscontrato alcuna criticità. Se si interrogano gli smart worker, invece, la prima difficoltà a emergere è la percezione di isolamento (35%), poi le distrazioni esterne (21%), i problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e la barriera tecnologica (11%).

 «Non è solo una moda, è un cambiamento che risponde alle esigenze delle persone, delle organizzazioni e della società nel suo complesso, e come tale è un fenomeno inarrestabile. La dinamica con cui sta crescendo nel nostro Paese tuttavia, non è abbastanza veloce – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio smart working del Politecnico di Milano-. Per le pubbliche amministrazioni in particolare è necessario un rapido cambio di passo soprattutto per non perdere l’opportunità di migliorare la motivazione delle proprie persone e per attrarre nuovi talenti, soprattutto in relazione alla necessità di sostituire circa il 15% del personale nei prossimi 3-4 anni».

La sperimentazione a Mantova

Più tempo a disposizione per la famiglia, meno inquinamento nell’aria (sino a 42 tonnellate di anidride carbonica) e risparmio di denaro per lavoratori e aziende. È il risultato della sperimentazione di smart working condotta dal comitato imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Mantova in collaborazione con Ats, Regione e Comune di Mantova. Una sperimentazione durata tre anni coinvolgendo 21 imprese di varie dimensioni e 250 persone, risulta che per ogni giorno di lavoro fuori dall’ufficio nel triennio, ciascun dipendente ha guadagnato mediamente 56 minuti di tempo, pari a quasi 45 ore di tempo vita in un anno.

E tutto questo tempo risparmiato è stato reinvestito per il 69% nella famiglia, nel tempo libero e nello sport, per il restante 31% nel lavoro. Grazie ai chilometri non percorsi (più di 304mila km) anche l’aria di Mantova e del suo hinterland è stata meno inquinata. Sono state, infatti, evitate emissioni pari a 42 tonnellate di anidride carbonica per il cui assorbimento sarebbe stata necessaria l’attività di 2.792 alberi. Sotto il profilo economico questo si traduce in un risparmio complessivo, per tutti gli smart workers coinvolti nei tre anni, di 780mila euro, pari a una media di 22 euro al giorno risparmiato (tra spese di trasporto, servizi scuola, baby sitting altro). E anche il beneficio economico per le  aziende è stato stimato in 513 euro all’anno risparmiati per ogni smart worker coinvolto, ottenuto grazie al tempo  re-investito e alla maggiore concentrazione che porta a una  maggiore produttività.

FONTE: La Stampa (https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/13/news/diminuendo-le-ore-in-ufficio-cresce-la-produttivita-cos-e-lo-smart-working-e-perche-le-aziende-iniziano-ad-adottarlo-1.38464517 )

 

Martedì 19 Novembre 2019 alle 19.00 a SpazioTu.

RADOFF è una startup innovativa che ha sviluppato una serie di dispositivi per il monitoraggio del gas radon, altamente nocivo e cancerogeno, e l’unico sistema da appartamento (Radoff Life) che permette anche di bonificare gli ambienti da questo contaminante. Solo in Italia esistono 18,6 milioni di edifici potenzialmente a rischio radon (Fonte: Sole24Ore). A livello mondiale, questo gas, incolore e inodore, è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi.

Il marketing è sempre stato chiaro sul valore della conversazione quando si entra in relazione con l’utente per guidarlo verso l’acquisto. Dalle visite porta a porta, attraverso le persuasioni degli assistenti in negozio, allo scambio attuale tra azienda e cliente attraverso i social network, tutte queste interazioni sono basate sul potere del dialogo.
Tuttavia, negli ultimi anni l’irruzione della tecnologia ha raffreddato un po ‘questo processo di comunicazione: troviamo siti web distanti, moduli automatizzati o risposte impersonali. Proprio quello che il marketing conversazionale mira a stabilire è un rapporto più stretto con il cliente attraverso conversazioni umane personalizzate o tramite robot intelligenti o chatbot.
A partire dal 2010, molti di questi chatbot sono decollati (come Siri di Apple, Alexa di Amazon o Cortana di Microsoft, ma anche altri assistenti virtuali specializzati nel fornire informazioni sul traffico, l’astrologia o la storia di un paese, ad esempio). Infatti, nel 2016 l’uso degli assistenti conversazionali è stato raddoppiato, sia per voce che per testo, rispetto al 2015. La loro espansione ha a che fare con i buoni risultati raggiunti: in breve, convertono molto più.

Vantaggi della conversazione automatica di un chatbot

  1. IMMEDIATO. Dove, come e quando vuoi: l’utente può accedere alle informazioni fornite dal chatbot in qualsiasi momento. La disponibilità è costante. Connette il venditore al cliente istantaneamente, il che dà velocità ed efficienza al processo.
  2. VENDITA. Lo scambio avviene in tempo reale, il che consente al cliente di avanzare nel processo di acquisto se è stato interrotto a causa della mancanza di dati. Inoltre, il chatbot cercherà di recuperare la comunicazione con quegli utenti che hanno mostrato interesse per il prodotto o il servizio e li incoraggerà a completare l’acquisto.
  3. PERSONALIZZATO. Chiamare qualcuno con il loro nome o usare le informazioni precedentemente memorizzate per contestualizzare la conversazione è la chiave per stabilire una comunicazione più stretta con il cliente. In questo modo viene migliorata l’esperienza dell’utente, che diventa memorabile e unica.
  4. SCALABILE. Il marketing conversazionale tramite gli assistenti virtuali consente di ridimensionare e ottimizzare il processo di comunicazione. Un chatbot è in grado di contenere dozzine, centinaia o migliaia di conversazioni contemporaneamente.
  5. IMMAGINE. Un chatbot può contribuire a creare un’immagine di marca specifica, se l’assistente virtuale è dotato di personalità. Può essere divertente, audace o serio, e questo aiuta anche ad autenticare e fidarsi della conversazione e del processo di vendita.

    Fonte: https://www.adaoncloud.com/it/blog/2019/07/05/che-cose-il-marketing-conversazionale-e-perche-e-importante/

Diciamoci la verità: le casse audio, a parte qualche raro caso, hanno tutte un aspetto anonimo e grigio. Nulla da dire sulla qualità, ma l’aspetto estetico lascia molto a desiderare. Inoltre i materiali con cui vengono realizzate sono prevalentemente plastici, dunque altamente inquinanti sia in fase di realizzazione, sia soprattutto in fase di eventuale smaltimento a fine vita. Ma il panorama delle casse è destinato ad essere travolto da una rivoluzione in termini di design e questa rivoluzione si chiama Soundpotai.

Soundpotai è una sound box, una cassa acustica se dovessimo tradurre in italiano, che ha una particolarità che la rende unica: è realizzata interamente in cartone. Ma non è tutto: può essere utilizzata anche come sgabello, sedia, poggiapiedi e chi più ne ha più ne metta. Se la si usa come sedia, inoltre, si viene letteralmente investiti dalle onde sonore della musica che stiamo ascoltando. Delle vere e proprie good vibes che salgono dal basso e vanno a diffondersi su tutto il nostro corpo, regalandoci un contatto diretto e immediato con la musica.

Il design è proprio quello di una scatola di cartone, ma si possono scegliere diversi motivi grafici con cui Spundpotai può essere decorata, rendendola perfetta come oggetto di design da posizionare nel nostro salotto oppure nelle camere dei nostri figli.

“Soundpotai è una rivoluzionaria cassa audio Bluetooth, come non hai mai visto né sentito prima: un’esperienza audio innovativa. È realizzata in cartone multistrato extra resistente, così resistente da poterci sedere! La tecnologia HI-FI all’interno, insieme alla sua forma speciale e al materiale stesso, sono in grado di replicare lo stesso principio sonoro degli strumenti musicali acustici. Esattamente! Grazie alle sue vibrazioni, Soundpotai diffonde nell’aria un suono pulito e naturale come fa la cassa di una chitarra. La cosa bella è che nella tua stanza sentirai un suono diffuso e pieno senza indovinare la sua origine, anche se ci si sarà seduti sopra. Puoi usarlo come oggetto di design, un vero e proprio complemento d’arredo per la tua casa”.

Alle spalle di Soundpotai c’è un team di startupper e creativi italiani che hanno lanciato una campagna di crowdfunding su Indiegogo con un obiettivo ambizioso: raccogliere in un mese 30.000 euro dagli utenti. La versione super early bird è acquistabile al costo di 138 euro (il 40% in meno rispetto a quando andrà sul mercato) e verrà consegnata ad ottobre 2019 ed è disponibile in due taglie: Large 40x40x40 (cm) e Medium 33x33x33 (cm).

 

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FONTE; https://www.greenstyle.it/soundpotai-la-cassa-di-cartone-che-unisce-eco-design-e-audio-di-alta-qualita-301606.html?fbclid=IwAR3smXEZBC3XmqgfJuSXFlNROxHQaMYNUdeYe4C8X5R-0yghqQH6kAV4y98

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Veronica D’Andrea diplomata alla Scuola Internazionale di Grafica Venezia lavora da più di 10 anni in studi grafici di comunicazione e pubblicità, passando attraverso il settore della moda. Attualmente è freelance e gestisce un’agenzia pubblicitaria a Rimini.